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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Mercoledì 1° settembre un gruppo di insegnati precari del Movimento Scuola Precaria di Milano inizierà lo sciopero della fame, affiancandosi così ai precari palermitani in sciopero della fame da giorni.
La protesta partirà nel quadro della giornata di mobilitazione del 1° settembre, che si terrà davanti alla sede dell’Ufficio scolastico regionale, in via Ripamonti 85, a Milano. Alle ore 10.30 ci sarà una conferenza stampa e dalle 15.00 in poi ci sarà prima una performance e poi un incontro aperto con sindacati, studenti, genitori e chi vuole contribuire alla battaglia. Il testo dell’appello che convoca la mobilitazione del 1° settembre puoi leggerlo qui.
Invito quanti e quante sono a Milano a passare in via Ripamonti, per partecipare e/o per portare solidarietà. E, comunque, non finirà domani e quindi ci saranno altre occasioni.
Ebbene sì, perché non siamo di fronte a una parentesi, a un incidente di percorso, bensì all’evoluzione del più vasto programma di tagli della scuola pubblica della storia repubblicana, voluto dalla più tremontiana delle leggi, la n. 133 del 2008, e applicato con arrogante perseveranza dalla Gelmini, che lo chiama addirittura “riforma”.
I tagli brutali previsti per l’anno scolastico 2010/2011 seguono quelli già pesanti dell’anno scorso. Questa volta dovrebbero saltare oltre 40mila posti di lavoro, tra insegnati e personale non docente, e primi della lista sono ovviamente i tantissimi precari e precarie, che non bisogna nemmeno licenziare formalmente, poiché basta non riassumerli.
E a differenza dell’anno scorso, non si sentono nemmeno più le chiacchiere di Formigoni, che nel settembre dell’anno scorso siglò un’intensa con il Ministro Gelmini, per salvaguardare, a suo dire, i precari. Quella intensa, com’era prevedibile, si risolse poi con l’elargizione di qualche elemosina per ammortizzare, cioè addolcire, la dura realtà del licenziamento.
Nel frattempo, due anni di cura Tremonti-Gelmini hanno gettato la scuola italiana in una crescente instabilità. A sole due settimane dalla ripresa delle lezioni, la situazione a Milano è caotica e paradossale: nomine in grave ritardo e non si sa neanche quanti e chi saranno i licenziati, presidi precettati, scuole rimaste senza presidi e presidi rimasti senza fondi e insegnanti per garantire un tempo pieno decente eccetera eccetera.
Insomma, l’unica cosa che funziona nella cosiddetta “riforma Gelmini” sono i tagli e i licenziamenti.
La lotta dei precari è sacrosanta in sé, perché difendono il loro posto di lavoro, ma essa assume oggi anche una precisa valenza generale, di difesa di una scuola pubblica e di qualità.
Per questo merita solidarietà e sostegno e per questo è necessario che le forze sociali e politiche si esprimano, si espongano e si battano insieme ai precari per fermare i licenziamenti e lo smantellamento della scuola pubblica.
Bene hanno fatto oggi gli insegnati ad occupare la sede dell’Ufficio scolastico provinciale di Milano. Noi siamo pienamente solidali con loro.
Meritano un plauso e non certo delle reprimenda, poiché agiscono non per interesse corporativo, ma indubbiamente nell’interesse generale.
Chi invece merita una reprimenda è il Ministro Gelmini, che aveva assicurato che la sua riforma, cioè i tagli draconiani alla scuola pubblica, non avrebbe influito negativamente sul tempo pieno nella scuola primaria.
Era una bugia, ovviamente, perché non si possono tagliare fondi e insegnanti e poi garantire lo stesso servizio di prima. Eppure, quella bugia era stata ampiamente accreditata, dal centrodestra, dal Governo e da molta parte del sistema informativo.
Ora i nodi stanno venendo al pettine e nell’area metropolitana dove più che altrove il tempo pieno è largamente utilizzato, si annuncia un vero e proprio massacro per l’anno scolastico 2010-2011: nella sola provincia di Milano quasi 3mila famiglie dovranno rinunciare al tempo pieno.
Infatti, si prevede per il prossimo anno scolastico un aumento, su base provinciale, di oltre 1.900 alunni nella scuola primaria e un contestuale taglio del personale docente di 700 unità. Conclusione, appunto, scuole elementari in difficoltà e taglio, tra le altre cose, delle classi a tempo pieno.
Quindi, non soltanto gli insegnati fanno bene a protestare, così come stanno facendo anche molti genitori, ma la protesta e la mobilitazione deve trovare il sostegno della città. Perché la Gelmini e il Governo Berlusconi ritirino i tagli e garantiscano i fondi, il personale docente e il tempo pieno nella scuola primaria.
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
LA SCUOLA PUBBLICA FALLITA: UN DIRITTO COSTITUZIONALE NEGATO
Un dibattito per discutere dello stato della scuola pubblica in Lombardia, anche alla luce del fatto che il governo regionale Formigoni-Lega dirotta ogni anno consistenti fondi pubblici alla scuola privata, che appare come il vero core business della Regione in materia di istruzione.
venerdì 19 marzo - dalle ore 16.30 alle 20.00
c/o CHIAMAMILANO – L.go Corsia dei Servi 11, Milano (MM San Babila)
coordina: Lisa Iotti, Giornalista di “Presa Diretta” RAI 3
introduce: Giansandro Barzaghi, Presidente Associazione “ NonUnodiMeno”
intervengono:
Francesco Cappelli, Dirigente Scolastico Istituto “Casa del Sole”
Paolo Limonta, Retescuole – maestro elementare
Alberta Giorgi, Ricercatrice Università “Bicocca”
Luciano Muhlbauer, Autore Dossier 2009 “Il finanziamento pubblico alla scuola privata”
Clarissa Romani, Segreteria Nazionale MCE - Movimento Cooperazione Educativa
al termine seguirà un APERITIVO
- sarà disponibile in forma cartacea il Dossier 2009 sul finanziamento pubblico alla scuola privata, elaborato da noi;
- per vedere un estratto della puntata di Presa Diretta del 14 febbraio scorso sulla vicenda del finanziamento alle private in Lombardia, clicca qui
qui sotto puoi scaricare il pdf del volantino dell’iniziativa del 19 marzo
La notte scorsa, poco dopo le 23, dopo un’intera settimana passata al freddo, i tre studenti lavoratori del liceo civico serale Gandhi di Milano sono scesi dal tetto dell’istituto, ponendo così fine all’eclatante protesta contro l’insana e stupida volontà del Sindaco Moratti e dell’Assessore Moioli di sbarazzarsi delle scuole civiche comunali.
La decisione degli studenti lavoratori del Gandhi è maturata alla luce della sentenza del Consiglio di Stato (che puoi scaricare cliccando sull’icona in fondo a questo post), che ha dato ragione al Comune di Milano. Oggi, alle ore 18.00, davanti alla sede del liceo civico in piazza XXV Aprile, si terrà una conferenza stampa, dove i ragazzi e le ragazze esporranno le loro decisioni e i loro intenti.
Da parte nostra vogliamo anzitutto esprimere il nostro ringraziamento agli studenti lavoratori del “Gandhi”, perché la loro lunga mobilitazione, sostenuta anche da molti insegnati, non era e non è una battaglia che riguarda soltanto loro, bensì l’interesse generale.
Erano stati loro, nel lontano mese di settembre, a iniziare le proteste, perché pensavano che anche le persone che di giorno lavorano avessero il diritto di studiare e che, pertanto, l’unica scuola civica serale non andasse chiusa. E non si sono fatti scoraggiare nemmeno dalla palese sproporzione di forze, visto che sono stati costretti a fronteggiare l’arroganza e la cieca determinazione del più ricco e potente Comune del nostro paese.
Ora quella brutta sentenza del Consiglio di Stato, che i legali faranno bene a combattere nelle sedi opportune, dà ragione al Comune, con una formula ardita e pericolosa, poiché considera le scuole paritarie serali un semplice “servizio sociale”. Ma non risponde certo al quesito di fondo, che è di carattere politico e civile, cioè se il Comune di Milano faccia bene a disfarsi delle scuole civiche, oppure se esse vadano salvaguardate e sviluppate come una risorsa della città.
Noi siamo d’accordo con i ragazzi del Gandhi e riteniamo che Moratti e Moioli abbiano fatto malissimo a chiudere le classi serali e a voler eliminare le civiche. E pensiamo che abbiano fatto ancora peggio a muovere guerra contro un gruppo di studenti lavoratori che chiedevano semplicemente di poter studiare. E sappiamo, come sanno tutti, che molti milanesi ritengono che i ragazzi hanno ragione.
Ma allora è giunto il momento di battere un colpo, di far sentire la propria voce. Perché non si può continuare a delegare agli studenti lavoratori e ad alcuni insegnanti questa battaglia, sperando che loro risolvano un problema che è più generale.
Qualcuno si è già schierato, ma è troppo poco. Chiediamo quindi che tutte le forze sociali e politiche cittadine, che pensano che i lavoratori debbano poter studiare come tutti e che le scuole civiche siano un valore, di manifestarsi, di prendere delle iniziative e di aprire una battaglia politica contro l’idiozia di Moratti e Moioli.
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
qui sotto puoi scaricare il testo originale della sentenza del Consiglio di Stato
Stasera verso le ore 19.00 un gruppo di studenti lavoratori del liceo civico serale “Gandhi”, in lotta da settembre contro lo stupido e illegittimo tentativo da parte del Comune di Milano di chiudere le loro classi, ha deciso di salire sul tetto della scuola, in piazza XXV Aprile, e di rimanerci.
Fino a mezzanotte la questura non è intervenuta per un allontanamento coatto ed è difficile che lo faccia questa notte, considerate anche le condizioni di sicurezza. Da parte del Comune, si è visto soltanto la presenza, per mezz’ora, di un dirigente centrale, che ha ribadito le solite cose, ma da parte del livello politico è arrivato soltanto silenzio.
Esprimiamo la nostra totale solidarietà con lotta e le ragioni degli studenti e dei docenti del “Gandhi”, perché loro hanno ragione e la Moratti ha torto.
Invitiamo tutti e tutte, compatibilmente con gli orari di lavoro, a recarsi domani mattina a portare un po’ di solidarietà ai ragazzi e alle ragazze.
Qui di seguito riportiamo integralmente il comunicato degli studenti distribuito stasera, con il quale spiegano le ragioni della loro salito sul tetto:
VOGLIAMO SOLO STUDIARE
Noi studenti lavoratori del civico liceo serale Gandhi, iscritti regolarmente, ma esclusi dalla scuola perché il Comune ha voluto chiudere le nostre classi, siamo esasperati dal comportamento dell’assessore Moioli.
Dopo averci impedito di continuare a studiare nelle classi in cui eravamo stati promossi, ci ha presi in giro per mesi raccontandoci di corsi alternativi (mai partiti) “migliori” che però ci avrebbe costretto a fare esami da privatisti e ci ha detto che, tanto, non avremmo trovato i soldi per fare ricorso al TAR. I soldi li abbiamo trovati, abbiamo vinto il ricorso al TAR e non ha riaperto le classi. Il TAR ha quindi nominato come commissario del Comune il Prefetto di Milano che ci ha mandato un telegramma, annunciando che le lezioni sarebbero iniziate sabato scorso, 16 gennaio. L’assessore ha fatto ricorso al Consiglio di Stato per fermare il Prefetto e prendere tempo per farci perdere definitivamente l’anno scolastico. Noi non rinunciamo e allora ci spiega che, anche se vinceremo, perderemo l’anno e che lei ci ha guadagnato comunque, perché ha tagliato i precari e qualsiasi risarcimento che ci dovrà dare, sarà inferiore. Non crediamo che chi gestisce la scuola pubblica, il diritto allo studio, debba ragionare in questi termini. E poi, perché fa finta di dimenticare che ci sono più di quaranta insegnanti di ruolo che non insegnano in nessuna classe, mentre, riaprendo le nostre, potrebbero, a costo zero, essere i nostri docenti?
Siamo saliti sul tetto in un piccolo gruppo, perché abbiamo problemi di lavoro e chi fra noi un lavoro ce l’ha, non vuole perderlo, quindi abbiamo dovuto prendere le ferie, mentre uno di noi dovrà scendere già domani. Ma siamo in molti a protestare e chiediamo solidarietà alla città di Milano.
Resteremo sul tetto fino a quando l’assessore non riaprirà le nostre classi, man non vogliamo in alcun modo disturbare le lezioni alla scuola media che è nello stesso edificio: condividiamo anzi la volontà di questi studenti e delle loro famiglie di poter continuare a studiare.
Siamo qui proprio perché l’assessore ci sta rubando il nostro futuro e il nostro desiderio di poterci migliorare e siamo pronti anche ad un gesto estremo, perché ci hanno tolto qualsiasi speranza.
Milano, 18 gennaio 2010
Non abbiamo proposto di abolire il finanziamento regionale alle scuole private, ma soltanto di abrogare gli odiosi privilegi concessi agli istituti privati. Si sarebbero risparmiati, così, circa 30 milioni di euro, da utilizzare in quelle scuole pubbliche dove ormai molti genitori si devono autotassare per poter comprare finanche la carta.
Ma niente da fare, la maggioranza Formigoni-Lega non ha fatto una piega e ha respinto il nostro ordine del giorno, firmato da tutta l’opposizione. Eppure, non abbiamo chiesto altro che introdurre, anche per i contributi agli studenti delle scuole private, gli stessi criteri validi per quelli delle scuole pubbliche - nonché per tutto il resto dei contributi regionali.
Infatti, c’è una vistosa anomalia nel regno di Formigoni. Il “riccometro”, cioè il certificato Isee, normalmente utilizzato per accertare se un cittadino ha diritto a un sostegno pubblico o meno, non è richiesto per le scuole private. Risultato? La maggior parte dei 50 milioni di euro erogati ogni anno alla scuola privata, finisce in tasca a chi non ne avrebbe nemmeno bisogno.
Addirittura, ben 8.713 beneficiari del sussidio regionale chiamato “buono scuola” dichiarano al fisco un reddito annuo tra 85mila e 198mila euro! Altri risultano residenti nelle zone più prestigiose e costose delle nostre città, come Galleria Vittorio Emanuele o via Manzoni, a Milano.
Ci saremmo aspettati che almeno in tempo di crisi e di bilanci ristretti qualcuno dalle parti di Pdl o Lega si chiedesse se non fosse il caso di essere più sobri ed eliminare un po’ di privilegi. Invece niente! Nessuno ha rotto le righe e la maggioranza ha ribadito che le clientele politiche di Formigoni contano più dell’interesse generale. E chi se ne frega di quei genitori che devono autotassarsi per far funzionare la scuola pubblica.
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
qui sotto puoi scaricare l’ordine del giorno respinto a maggioranza, con i voti contrari di Lega, Pdl e Udc
La scuola pubblica sta subendo il più vasto programma di tagli della storia repubblicana e capita pure che dei genitori debbano donare 40-50 euro perché nella scuola dei loro figli mancano i soldi per comprare la carta. E mentre tutto questo accade, in nome delle ristrettezze di bilancio e della crisi, cosa fa la Regione governata da 15 anni da Roberto Formigoni? Se ne frega e aumenta sempre di più il finanziamento pubblico alla scuola privata e distribuisce sussidi a chi guadagna anche 200mila euro e abita in case di lusso
Questa è, in estrema sintesi, la realtà che emerge dal Rapporto 2009 sul finanziamento pubblico alla scuola privata in Lombardia, elaborato dal Gruppo regionale di Rifondazione Comunista, sulla base di un’analisi dettagliata e rigorosa del database dell’Assessorato regionale all’Istruzione.
A guardare i numeri, infatti, al governo regionale non sembra importare molto dei destini della scuola pubblica, visto che nell’anno scolastico 2008/2009 ben l’80% dei fondi regionali per il diritto allo studio è stato destinato in via esclusiva agli studenti delle scuole private, frequentate però soltanto il 9% degli studenti.
E lo strumento principale di finanziamento della scuola privata è stato anche quest’anno, come nei sette precedenti, il buono scuola, nel frattempo ri-denominato “dote per la libertà di scelta”. Con questo buono sono stati girati alle scuole private ben 45 milioni nell’anno scolastico 2008/2009 e ne verranno girati oltre 50 milioni in quello 2009/2010. Complessivamente, dal 2001 ad oggi, sono stati così drenati quasi 400 milioni di euro dalle tasche dei contribuenti a quelle della lobby della scuola privata.
E pur di poter garantire questo finanziamento privilegiato alla scuola privata, gli uomini di Cl non si vergognano neanche di erogare, in piena crisi economica, un sussidio pubblico a persone che, bontà loro, non ne avrebbero nemmeno bisogno.
Infatti, per riuscire nel miracolo poco cristiano di elargire ai due terzi dei 98mila studenti delle private lombarde un sussidio regionale, il governo Formigoni-Lega ha truccato le regole del gioco. Cioè, mentre i genitori degli studenti della scuola pubblica devono esibire il certificato Isee –il riccometro- per poter accedere a un piccolo contributo, i richiedenti il buono scuola godono di un meccanismo inventato ad hoc per loro, denominato “indicatore reddituale”, dove i limiti di reddito sono molto più tolleranti e, soprattutto, dove non si deve dichiarare la propria situazione patrimoniale, sia mobiliare, che immobiliare.
E il risultato di questo trucco è tanto stupefacente, quanto indecente, considerato che oltre 4mila beneficiari del buono scuola dichiarano al fisco addirittura un reddito tra 100mila e 200mila euro annui oppure che altri risultano residenti nella zone più prestigiose e costose delle nostre città, come per esempio Galleria Vittorio Emanuele o via Manzoni a Milano.
Insomma, lo scandalo che da anni denunciamo, cioè gli sfacciati privilegi della lobby della scuola privata, non solo si rinnova, ma si aggrava, perché il flusso di denaro pubblico alla scuola privata si intensifica proprio nel momento in cui il Governo sta portando l’attacco più pesante alla scuola pubblica, sostenendo che non ci sarebbero più soldi per nessuno.
Il nostro dossier rappresenta l’unico rapporto di minoranza sull’argomento esistente in Lombardia e mostra quello che il Pirellone vuole invece nascondere. E faremo di tutto per diffonderlo, perché i cittadini lombardi, anzitutto quelli che non la pensano come noi, possano sapere. Poi, ognuno tragga le sue conclusioni.
Da parte nostra, annunciamo sin d’ora che in occasione della discussione del bilancio regionale, il 15 e 16 dicembre prossimi, riproporremo il problema dell’abolizione dei privilegi della scuola privata. E auspichiamo di non essere gli unici.
CLICCANDO SULL’ICONA QUI SOTTO PUOI SCARICARE IL RAPPORTO IN FORMATO PDF.
Se invece vuoi la versione cartacea (finché disponibile) e/o ti interessa organizzare iniziative, allora telefona al Gruppo del Prc: 02.67482288.
La distribuzione e l’utilizzo del dossier sono assolutamente liberi e chiediamo soltanto di citare la fonte.
La decisione del CdA del Politecnico di Milano di chiudere, a partire dal 31 dicembre, la mensa di via Golgi, è un atto irresponsabile e miope. Infatti, qualora tradotto in pratica, getterebbe quasi 40 lavoratori e lavoratrici sul lastrico e priverebbe migliaia di studenti di un pasto a prezzi calmierati.
Esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori della mensa che domani sciopereranno, in base alla proclamazione dei sindacati SdL e RdB/Cub, e agli studenti che si mobilitano insieme a loro contro questa assurda chiusura.
Da parte nostra, abbiamo presentato oggi un’interpellanza all’Assessore regionale all’Istruzione, Rossoni, chiedendo che intervenga urgentemente sul Politecnico affinché la decisione della chiusura venga revocata.
Infatti, è la Regione a disciplinare con proprie leggi gli interventi per il diritto allo studio universitario finanziandolo in buona parte con risorse del suo bilancio e svolgendo sul tema funzioni di controllo e di indirizzo.
Ci pare pertanto non solo legittimo, ma anzi doveroso, l’intervento di Regione Lombardia su una decisione che, oltre a comportare dei licenziamenti, inciderebbe negativamente sul diritto allo studio per la generalità degli studenti.
Infatti, la mensa di via Golgi è l’unica esistente nell’area di Città Studi –circa 40mila potenziali utenti – e per questo è sempre strapiena, servendo ogni giorno 1.500 pasti. Praticando prezzi più bassi di quelli di mercato, contribuisce inoltre a calmierare anche i prezzi degli esercizi privati della zona.
Insomma, un’idea davvero brillante, specie in questi tempi di crisi e di difficoltà economiche per le persone e le famiglie.
Il CdA del Politecnico, stando ai verbali delle sue sedute, sembra non preoccuparsi troppo del problema e sostiene che il servizio eliminato verrebbe egregiamente sostituito dall’introduzione del “ticket elettronico” (4,5 euro) per gli studenti beneficiari di borsa di studio, da spendersi negli esercizi convenzionati della zona. Si “dimentica” però di dire che attualmente i borsisti mangiano gratuitamente in mensa e, soprattutto, che tutti gli altri si dovranno attaccare al tram.
Auspichiamo che il CdA del Politecnico, alla luce della crescente protesta, possa riconsiderare la sua infelice decisione e soprattutto che la Giunta regionale voglia intervenire celermente, assumendo il ruolo che le compete.
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
qui sotto puoi scaricare il testo originale dell’interpellanza
Lo sgombero forzoso della sede delle scuole civiche occupata di via Marsala, avvenuto questa mattina a Milano, è stata un’inutile esibizione di muscoli, le cui uniche conseguenze concrete sono i danni provocati alla struttura e la copertura dello stato di illegalità del Comune di Milano. A questo punto, chiediamo all’assessore Moioli di scegliere: ripristini la legalità, cioè le classi serali illegittimamente tagliate, oppure si dimetta.
Infatti, tra le ore 7.30 e 8.30, una cinquantina di agenti di polizia e carabinieri, in gran parte in assetto antisommossa, ha effettuato l’operazione di sgombero della sede di via Marsala, occupata ieri notte dagli studenti del liceo civico serale “Gandhi”. Non ci sono stati feriti, ma soltanto qualche contuso all’esterno, causa manganellate.
Ufficialmente, la celerità dell’intervento di polizia, richiesto dalla Preside (ma questa è normale prassi), era dettata dalla necessità di consentire lo svolgimento della normale attività didattica. Invece, stamattina non c’è stata alcuna normale attività, perché gli studenti del liceo diurno hanno contestato l’intervento, rifiutandosi quindi di assistere alle lezioni, ma anche perché i danni provocati alla struttura (tra cui due porte fatte a pezzi senza troppi complimenti) dalle frettolose operazioni di sgombero hanno comportato dei problemi di agibilità.
Eppure, gli studenti del “Gandhi” avevano chiesto soltanto due cose semplici semplici: il rispetto della legalità e di poter parlare con l’assessore Moioli. Ebbene sì, il rispetto della legalità, perché l’amministrazione comunale si rifiuta di rispettare l’ordinanza del TAR della Lombardia, che aveva accolto le istanze degli studenti, imponendo al Comune di ripristinare immediatamente le classi serali illegittimamente tagliate il 31 luglio scorso.
L’assessore Moioli e l’amministrazione comunale non hanno alcuna giustificazione per il loro comportamento, poiché l’ordinanza del giudice amministrativo ha efficacia immediata, salvo un eventuale provvedimento sospensivo da parte del Consiglio di Stato, in attesa della pronunzia di secondo grado. Ma, com'è risaputo, quella sospensiva non esiste!
Ecco perché gli studenti del “Gandhi” hanno deciso di occupare, perché se ne parlasse, perché qualcuno si facesse carico di spiegare all’assessore che le sentenze si rispettano, soprattutto quando si è amministratori pubblici, o semplicemente perché qualche rappresentante del Comune si degnasse di parlare con loro. Invece niente, non hanno visto né legalità, né assessori, ma soltanto molta arroganza del potere e tanta polizia, come se fossero dei delinquenti.
A questo punto crediamo che l’assessore Moioli debba scegliere tra due alternative: o ripristina la legalità, riattivando le classi tagliate, oppure si dimetta da assessore.
Comunicato di Luciano Muhlbauer
L’intesa Formigoni-Gelmini conferma in pieno il licenziamento di massa degli insegnanti precari nella scuola pubblica. Questa è la vera notizia che gli annunci trionfalistici del Ministro e del Presidente tentano di coprire.
Infatti, tutti gli esuberi previsti dalla legge 133 e dai piani del Ministro Gelmini per l’anno scolastico 2009/2010 sono confermati e l’unico fatto nuovo consiste in un’integrazione al sussidio di disoccupazione per gli insegnanti e Ata che finora avevano un contratto annuale, fino a raggiungere la cifra del 100% dello stipendio, con l’impegno di dover svolgere in cambio attività di formazione ancora da definire, qualitativamente e quantitativamente, in istituti scolastici o nella formazione professionale.
A tutto questo si aggiunge che questo accordo e i relativi stanziamenti riguardano soltanto l’anno scolastico 2009/2010, mentre nulla si dice sull’avvenire. E questo fatto è particolarmente significativo e preoccupante, poiché il grosso dei tagli e degli esuberi previsti dalla legge 133 è programmato per i due anni scolastici successivi.
Insomma, è netta l’impressione che l’odierna intesa, che si prospetta come modello sul piano nazionale, sia finalizzata soprattutto a smorzare la protesta sociale e a salvaguardare la cosiddetta riforma Gelmini, cioè i più consistenti tagli alla scuola pubblica della storia repubblicana.
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
qui sotto puoi scaricare il testo originale dell’Accordo Formigoni-Gelmini
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