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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Le forze dell’ordine, nell’ambito dell’inchiesta condotta dal Pm Frank Di Maio, hanno sequestrato due discoteche milanesi (Hollywood e The Club), indagato 19 persone ed effettuato cinque arresti, tra cui due funzionari del Comune di Milano. I reati contestati vanno dal giro di coca in appositi spazi all’interno dei locali, destinati a vip e imprenditori, fino alla corruzione (licenze facili, assenza di controlli) da parte dei funzionari pubblici.
Insomma, il Sindaco e il suo vice, se da una parte impongono il coprifuoco ai locali delle periferie, se la prendono con i giovani che si bevono una birra all’aperto e chiedono lo scalpo dei centri sociali o finanche di qualche circolo Arci, dall’altra sembrano invece assolutamente disinteressati rispetto a quello che succede nelle discoteche di tendenza e, soprattutto, negli uffici comunali che dovrebbero fare i controlli.
Qui di seguito il nostro comunicato stampa:
IL SINDACO È COLPEVOLE DI NEGLIGENZA
Il meno che si possa dire è che il Sindaco e la sua Giunta sono colpevoli di negligenza. C’è infatti da chiedersi cosa abbiano fatto gli amministratori milanesi negli ultimi 12 mesi per garantire il ripristino di un minimo di trasparenza e legalità.
Infatti, era esattamente un anno fa, nel luglio del 2009 per la precisione, quando diversi funzionari del Comune, compreso l’allora Comandante della Polizia Locale, Bezzon, poi dimessosi, finirono indagati per un giro di tangenti finalizzato a favorire alcune discoteche di tendenza, facilitando il rilascio delle licenze ed evitando i successivi controlli.
Gli odierni arresti ed indagini sembrano una fotocopia di allora, con l’unica aggiunta del giro di droga in alcune discoteche. Persino uno degli arrestati di oggi, Rodolfo Citterio, presidente del Sindacato dei locali da ballo (Silb) e componente della Commissione comunale di vigilanza, è un nome noto dell’anno scorso, visto che era già stato inquisito allora, peraltro per gli stessi reati.
Insomma, sembra sia passato un giorno e non un anno da quel luglio del 2009. E nel frattempo che cosa hanno fatto Sindaco, Vicesindaco e assessori competenti?
Riteniamo sia doveroso che qualcuno fornisca una spiegazione di questo negligente immobilismo e, soprattutto, che tragga le necessarie conseguenze.
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato sul quotidiano online Paneacqua.eu il 21 luglio 2010
Nella giornata di ieri il Gip Fabrizio D’Arcangelo ha disposto il sequestro preventivo dell’area che ospita il mega-cantiere di Santa Giulia, a Milano. I reati ipotizzati sono pesantissimi e comprendono anche quello di avvelenamento delle acque, per il quale è prevista la reclusione fino a 15 anni.
Dopo le inchieste sulla ‘ndrangheta e sulla P3, vola così un’ulteriore tegola sulla testa della classe dirigente milanese e lombarda del centrodestra. Ebbene sì, perché anche in questo caso la politica e le istituzioni c’entrano. E parecchio. Ma andiamo con ordine.
Una volta, ai tempi della Milano che produceva, nella zona sud-est della città c’erano uno stabilimento chimico della Montedison e le acciaierie Redaelli. Poi arrivò la deindustrializzazione, la chiusura delle attività produttive e le aree delle due aziende, ben 1,2 mln di metri quadrati, divennero disponibili per quello che ormai è il core business della città: il mattone.
Fu così che nacque il progetto del nuovo quartiere residenziale Santa Giulia, annunciato come “il nuovo centro di Milano” ed esibito da Sindaco e Presidente della Regione come esempio di eccellenza lombarda. Comunque, un affare da 1,6 miliardi di euro, gestito dall’immobiliarista Zunino, nel frattempo fallito. La necessaria bonifica dell’area, visto che c’era un impianto chimico prima, fu affidata a Giuseppe Grossi, conosciuto anche come “re delle bonifiche” e intimo dell’entourage di Roberto Formigoni.
Inoltre, va aggiunto che una parte del progetto è già realizzato e che nel nuovo quartiere vivono 1.887 famiglie, che oggi sono molto preoccupate e incazzate. E giustamente, visto che secondo l’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente, due delle tre falde acquifere sottostanti risultano inquinate da sostanze cancerogene, presenti con valori superiori anche di cento volte rispetto ai limiti massimi previsti dalla legge. E questo, semplicemente perché la bonifica affidata a Grossi non è mai stata fatta!
Che le cose dalle parti di Santa Giulia puzzassero, i magistrati l’avevano scoperto già un anno fa. Infatti, Grossi finì in galera nell’ottobre dell’anno scorso, ma per reati legati alla frode fiscale. Ed è stato grazie a quella inchiesta che i magistrati hanno ora scoperto la vera dimensione dell’opera criminosa.
Ma diciamolo direttamente con le parole di Grossi, rese pubbliche dai magistrati: “Se si fosse fatta una bonifica si sarebbero dovuti spendere 400-500 milioni di euro e forse non sarebbero nemmeno bastati. Per rendere gli investimenti convenienti … è necessario che ci sia un ritorno economico finanziario”. Chiaro? Non si è fatta la bonifica perché altrimenti non ci si guadagnava abbastanza e della salute delle persone chi se ne frega.
Ma se possiamo accettare che l’esistenza di personaggi come Grossi sia un fatto fisiologico dell’umanità, altrettanto non si può dire del ruolo e del comportamento di chi esercita una funzione pubblica. Infatti, lo stesso giudice D’Arcangelo parla oggi di “numerose anomalie sul piano procedimentale-amministrativo”.
Un esempio? Il Comune di Milano, in tempi recenti, cioè il 15 gennaio 2009, aveva dato parere favorevole all’analisi di rischio sull’area, perché riteneva “ottemperati gli obblighi” in merito agli “obiettivi di qualità compatibili con la tutela della salute umana e dell’ambiente”. In altre parole, le autorità locali che dovevano controllare, evidentemente non hanno controllato un bel niente.
Ma non è soltanto questione di un sistema di controllo assolutamente inefficace, per dirla così, ma c’è qualcosa di più. Beninteso, noi non facciamo i magistrati e attendiamo l’esito del loro lavoro, che pensiamo produrrà ancora molto fatti. Tuttavia non possiamo certo esimerci dal ribadire la nostra denuncia pubblica, non certo nuova, per quanto ci riguarda, relativa al groviglio di interessi, affari e relazioni tra Grossi e ambienti politici, specie regionali.
Insomma, l’anno scorso non arrestarono soltanto Grossi, ma insieme a lui finì in carcere anche Rosanna Gariboldi, assessore provinciale del Pdl a Pavia, ma soprattutto moglie di Giancarlo Abelli, oggi parlamentare Pdl, ma fino al 2008 assessore regionale lombardo e, soprattutto, signore delle nomine nella Sanità per conto di Comunione e Liberazione. Ebbene, la Gariboldi, accusata di riciclaggio (dei soldi di Grossi), patteggiò la pena, cioè si riconobbe colpevole.
Inoltre, tra i personaggi della politica pavese che maggiormente si prodigarono per lady Abelli, quando questa era in carcere, troviamo un tal Carlo Antonio Chiriaco, direttore sanitario dell’Asl di Pavia. Nulla di strano si direbbe, visto che il marito della Gariboldi era quello che decideva le nomine nella Sanità - e quindi anche quella di Chiriaco -, se non fosse che stiamo parlando del Chiriaco arrestato di recente per ‘ndrangheta e accusato dagli inquirenti, tra tante altre cose, di aver contrattato con i boss la raccolta di voti di preferenza per Abelli in occasione delle ultime elezioni regionali.
Ma Giancarlo Abelli - che disponeva di un suo ufficio al Pirellone e dell’autoblu di Formigoni anche dopo il 2008 - non è l’unico elemento di collegamento tra l’affaire Santa Giulia e il governo regionale. Ricordiamo che dall’inchiesta su Grossi dell’anno scorso nacque un filone d’indagine che sta inguaiando non poco l’allora assessore regionale all’Ambiente, il brianzolo Ponzoni. E non a caso, perché Ponzoni, oltre a fare l’assessore, si faceva anche gli affari suoi. Cioè, nella fattispecie, era socio in affari della Gariboldi.
E, dulcis in fundo, l’habitué Ponzoni, nel frattempo rieletto in Consiglio regionale nelle liste del Pdl e poi nominato nell’Ufficio di Presidenza dell’assemblea legislativa, è finito anche nella recentissima inchiesta sulla ‘ndrangheta, tra il “capitale sociale” dell’organizzazione criminale, per usare il linguaggio dei magistrati.
Ma, per non fare torto a nessuno, dobbiamo ricordare che Ponzoni non è l’unico che compare nell’inchiesta sulla ‘ndrangheta, ma che ci sono anche altri politici del centrodestra recentemente eletti in Consiglio regionale: il consigliere pavese della Lega Nord, Angelo Ciocca, e quello del Pdl, Giuseppe Angelo Giammario.
Insomma, una bella montagna di letame, che ci fa però capire che alcuni nodi, forse, stanno venendo al pettine. Dopo due decenni di dominio assoluto a Milano e in Lombardia, si stanno aprendo delle crepe nel castello di menzogne e impunità del centrodestra.
Ma come sempre, non bastano le loro crepe e nemmeno il buon lavoro della magistratura, che non può e che non deve sostituire la politica. Occorre una credibile alternativa politica, che allo stato ancora non c’è.
In questi anni, troppi sono stati i silenzi, le subalternità e le complicità. E questo rende anche le parole di indignazione spesso poco credibili per una cittadinanza milanese stretta tra l’attuale crisi e i guasti di anni di cultura della paura e del rancore, ma oggi sempre di più disorientata e disgustata.
Ma questo è un discorso più lungo, non per questo articolo, sebbene terribilmente urgente, perché tra meno di un anno a Milano si vota. E quello che sta accadendo a Santa Giulia c’entra, eccome.
Questo blog aderisce all’odierna giornata di mobilitazione nazionale contro la cosiddetta legge-bavaglio e, considerato che facciamo base a Milano, invita a partecipare all’appuntamento in piazza Cordusio, dalle 18.30, in contemporanea con la manifestazione nazionale a Roma.
Non penso sia necessario in questa sede elencare le ragioni che motivano l’adesione, che vanno dalla libertà di stampa, già di per sé assai malmessa nel nostro paese, fino al fatto che questa legge è scritta su misura per ostacolare le indagini su chi governa e su chi è corrotto.
Ma è utile, invece, ricordare che c’è una ragione specifica che motiva un’adesione anche in quanto blog. Infatti, il disegno di legge in questione ("Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche”), approvato dal Senato il 10 giugno scorso e che il centrodestra cerca di far approvare in via definitiva alla Camera per la fine di luglio, contiene anche una norma che va ad incidere sulla libertà di espressione sul web.
Non si tratta del primo tentativo di mettere un po’ di bavagli anche a quanti comunicano e parlano su internet. Forse ricordate il tentativo fatto ai tempi del “pacchetto sicurezza”, rispetto al quale scrivemmo su questo blog il 12 marzo 2009 le seguenti righe: “Infine, vi è il gentile contributo dell’Udc al pacchetto, cioè l’emendamento, ovviamente accolto, del Senatore D’Alia. Si tratta di un vero e proprio intervento censorio rivolto a internet, poiché prevede che se su un sito vengono pubblicati contenuti considerati apologia di reato, istigazione a delinquere o semplicemente un invito ‘a disobbedire alle leggi’, allora il Ministro potrà ordinare al provider di oscurare il sito entro 24 ore. Detto altrimenti, Facebook, You Tube o blog che sia, tutti a rischio censura. E soprattutto una pesante limitazione della libertà di espressione e di parola di ognuno e ognuna di noi.”
Comunque, allora si levarono molte proteste e alla fine quella norma fu stralciata dal pacchetto sicurezza (lo ricordiamo, anche perché ancora oggi sono in circolazione delle mail, a dir poco, inesatte sull’argomento).
Oggi ci riprovano, dunque, con un norma diversa, apparentemente più soft e più ambigua, ma non per questo meno foriera di guai per la libertà di espressione sul web.
Ma andiamo con ordine.
La prima versione della legge-bavaglio, approvata dalla Camera, conteneva al comma 28 del suo unico articolo una modifica della legge sulla stampa del 1948, inserendovi la seguente formulazione: “Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.”
Il Senato, nella versione approvata a giugno e ora in discussione in seconda lettura alla Camera, ha aggiunto soltanto una lieve modifica di questa norma (che ora si trova al comma 29), inserendo dopo “i siti informatici” le parole “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”.
Questa aggiunta, tuttavia, invece di chiarire le ambiguità su che cosa siano questi “siti informatici”, le ha rese ancora più gravi, poiché l’”ivi compresi” significa, appunto, che il legislatore non si riferisce soltanto alle edizioni online dei quotidiani. Ergo, non sono esclusi né i blog, né i social network!
In altre parole, con questa norma, qualora approvata, qualsiasi sito non professionale, anche questo blog, che dovesse pubblicare dei contenuti che danno fastidio a qualcuno, è a rischio richieste di rettifiche entro 48 ore, pena pesanti multe o, perlomeno, procedimenti giudiziari.
Vi immaginate cosa potrebbe succedere su un “sito informatico” come facebook, dove tantissimi di noi scrivono, esternano eccetera?
Insomma, una norma tutt’altro che innocente, che intende trattare abusivamente un privato cittadino come se fosse un network commerciale dell’informazione e sottoporre la libertà di espressione individuale alle stesse regole che valgono per i servizi del Tg1.
Cliccando sull’icona qui sotto puoi scaricare il testo integrale del Ddl attualmente in discussione alla Camera, nella versione che evidenzia le modifiche introdotte dal Senato rispetto alla prima versione
Lunedì il Presidente della Repubblica ha firmato ed emanato il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante "Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica", cioè la manovra economica da 24,9 miliardi di euro del Governo Berlusconi.
Rispetto alla prima versione, varata dal Consiglio dei Ministri, sono intervenute alcune modifiche, sollecitate dallo stesso Napolitano. Ma si tratta di modifiche che non cambiano la sostanza e la natura della manovra e, dunque, nemmeno il giudizio da noi già espresso su questo blog.
Infatti, a parte alcune correzioni di carattere tecnico, motivate da dubbi di “sostenibilità giuridica ed istituzionale”, le modifiche riguardano soprattutto la partita dei tagli e/o della soppressione indiscriminati di enti e fondazioni, che in molti casi avrebbero provocato un modesto risparmio economico e un grave danno culturale.
Di seguito, cliccando sull’icona che trovi qui sotto, puoi scaricare il testo definitivo del decreto-legge, che ora passa al Parlamento per la sua discussione ed approvazione.
Chi ama via Padova?! È questo il titolo che un gruppo di abitanti e associazioni di via Padova hanno voluto dare alla “passeggiata liberatoria” che oggi, giovedì 29 aprile, alle 18.00, si terrà in via Padova.
Il tutto era nato con il malsano e idiota coprifuoco inventato da Moratti-De Corato-Lega, in seguito ai disordini avvenuti dopo l’omicidio del giovane Ahmed. Ne avevo scritto anche sul blog un mesetto fa.
L’idiozia si è dimostrata tale, qualcuno ha disobbedito al coprifuoco, come gli amici dell’enoteca Ligera, beccandosi qualche multa. Altri hanno cercato di adeguarsi, come il mio “kebabaro di fiducia”, cioè quello sotto casa mia, beccandosi lo stesso una multa di 400 euro, perché un cliente si è portato via una lattina di Coca Cola dopo le ore 20.00 e la polizia locale l’ha intercettato… (non sto scherzando!)
Infine, il ricorso promosso presso il Tar da parte di due esercenti della via (si dice vicini al centrodestra, peraltro) è stato accolto e il tribunale amministrativo ha dichiarato illegittima l’ordinanza del Sindaco dal civico n. 100 in poi. Conclusione: il Comune ha modificato l’ordinanza e dal ponte della ferrovia in poi siamo tornati alla normalità, ma in tutto il primo tratto di via Padova (e zone limitrofe) rimane lo stato d’eccezione e gli amministratori milanesi del centrodestra hanno già iniziato a lavorare per l’estensione del coprifuoco ad altri quartieri “problematici” (via Sarpi, Imbonati, Corvetto).
Insomma, le ragioni della protesta rimangono tutte e, infatti, la passeggiata liberatoria è stata confermata. Perché i quartieri popolari non si governano con lo stato d’assedio, i coprifuochi e i divieti, bensì facendogli vivere ed investendoci in termini di servizi, attività e attenzione.
L’appuntamento è dunque oggi alle ore 18.00 (puntuali!) in via Padova, angolo v.le Don Orione (dove c’è il monumento ai caduti per la libertà), altezza MM Cimiano. La passeggiata terminerà poi al parco Trotter, in piena zona coprifuoco.
A proposito, hanno aderito molte realtà, anche molto diverse tra di loro, e l’accordo è quello di non portare bandiere e striscioni di partito o organizzazione.
Comunque, eccovi l’elenco degli aderenti: Ambulatorio Medico Popolare via dei Transiti 28, ANPI Crescenzago, ANPI Luigi Viganò Precotto, ARCI Milano, Associazione AriaCivile – Milano, Associazione Arti Girovaghe, Associazione Durchblick, Associazione la Città del Sole-Amici del Parco Trotter, Associazione La comunità per lo Sviluppo Umano, Associazione Al Qafila, Associazione Mondo Senza Guerre e Senza Violenza, Associazione Todo Cambia, Associazione Culturale MusiQalità, Banda degli Ottoni a scoppio di Milano, Casa della Carità, CeasCentro Ambrosiano di Solidarietà Onlus, CESPI – Centro Studi Politici Internazionali - Sesto S.Giovanni, Chiedo Asilo, Circolo Cerizza, Circolo PD Bruno Venturini, Circolo PD F. Ghiladotti, Circolo PD Luciano Lama, Circolo PRC A. Vaia Zona 2, Circolo PD Milano Futura (centrale Venini), Comitato Primo Marzo, Comitato Vivere in zona 2, Comitato di zona 3 per una Scuola di qualità, Cooperativa Tempo per l’Infanzia, Ditta Gioco Fiaba, Federazione Verdi Milano, G.A.S. Martesana, gruppo EMERGENCY 2/3, Ipazia a.p.s., Le radici e le ali Onlus, Ligera – enoteca, Lista civica “Un’altra provincia”, Martesana Due - Mensile di zona, Orchestra di via Padova, Partito Democratico Zona 2, Partito dei Carc – Sezione Milano, Rete scuole senza permesso, Sinistra Critica Milano, Sinistra Ecologia e Libertà di Zona 2, Teatro Officina, Villa Pallavicini a.p.s.
Insomma, partecipate!
Qui sotto puoi scaricare il pdf del volantino unitario della passeggiata liberatoria
Esprimo il mio forte apprezzamento per le parole e le decisioni del Prefetto Lombardi, comunicate al termine della riunione odierna del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che chiariscono che il 25 aprile a Milano non ci sono stati problemi di ordine pubblico, che i fischi e le contestazioni non sono questioni di sicurezza, che non ci saranno provvedimenti particolari in relazione alla MayDay Parade del Primo Maggio, perché “non abbiamo mai avuto problemi qui a Milano”, ma che invece sarà vietato il raduno nazifascista al Lido del 1° Maggio.
Con queste parole e decisioni il Prefetto ristabilisce un po’ di buon senso, riporta le cose alla loro reale dimensione e, soprattutto, spazza via le inquietanti operazioni politiche tentate in questi giorni da settori del Pdl.
Infatti, a nessuno poteva sfuggire che i toni esasperati contro i centri sociali e i pesanti attacchi alla Questura, da parte del Sindaco Moratti e del Ministro La Russa, che incredibilmente hanno trovato sponda in qualche esponente del Pd, avevano come obiettivo non soltanto la criminalizzazione di ogni dissenso e la blindatura delle piazze, ma molto più concretamente la poltrona del Questore di Milano.
In altre parole, è apparso chiaro che alcuni settori del Pdl, tra cui il Sindaco e gli ex-An, intendevano drammatizzare la vicenda del 25 aprile, al fine di ottenere la cacciata dell’attuale Questore e la nomina al suo posto di un funzionario politicamente più contiguo e sensibile a loro, in vista di una campagna elettorale per le comunali del 2011, che il centrodestra intende giocare anzitutto sul terreno della sicurezza.
Oggi il Prefetto ha riaffermato il principio democratico che le forze dell’ordine devono essere al servizio della legge e non di qualche parte politica. E che le manifestazioni del 1° Maggio, che così tanto dispiacciono a Moratti e De Corato, non sono un problema, ma i raduni nazifascisti invece sì.
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
Ci sono molti modi di raccontare la giornata del 25 aprile di Milano di ieri. C’è quello delle destre, che ripropone il cliché dei “teppisti dei centri sociali”, e c’è quello di una serie di esponenti del Pd, che, ahinoi, assomiglia molto a quello della destre. Poi ci sono altri punti di vista ancora. E allora vorrei proporre il mio punto di vista, scegliendo però non la strada del proclama politico, bensì quella del semplice racconto della mia giornata, come l’ho vista e vissuta io.
Il mio 25 aprile è iniziato con le iniziative dell’Anpi nel mio quartiere, cioè via Padova. Come tutti gli anni, alle 10.00 è partito il corteo, aperto dalla banda musicale e dalle majorettes, che ha percorso il tratto da piazza Costantino fino al monumento ai caduti di viale Don Orione, fermandosi lungo strada davanti alle lapidi che sulla via ricordano i partigiani caduti, per collocarvi nuove e fresche corone di fiori.
Tutto come tutti gli anni, insomma, salvo un particolare. All’altezza del civico 257 c’è la stazione di Crescenzago dei Carabinieri. Anche lì c’è una lapide e anche lì è stata deposta una corona di fiori, ma, a differenza di tutti gli anni precedenti, nessun carabiniere si è fatto vedere. Anzi, la porta della stazione è rimasta chiusa, blindata.
Quelli dell’Anpi ci sono rimasti malissimo.
Ho chiesto al responsabile dell’Anpi di zona se i carabinieri erano stati avvisati. Lui mi ha detto di sì, che, anzi, lui stesso era passato il giorno prima, come sempre, per avvisarli e invitarli. Invece niente, zero, silenzio. Brutto segnale, ho pensato io, considerato che scelte di questo tipo difficilmente sono il frutto di decisioni autonome di stazioni di periferia, trattandosi di un corpo militare. Chissà, forse qualcuno dall’alto ha comunicato il ritornello che piace tanto a La Russa, cioè che le celebrazioni del 25 aprile sono roba “da comunisti” e che quindi non era opportuno prendervi parte.
Dall’altra parte, diversi Consigli di Zona di Milano, specie se presieduti da ex-An, sembrano pensarlo allo stesso modo, visto che quest’anno hanno tolto il patrocinio e/o gli spazi alle iniziative dell’Anpi. In cambio, qualcuno, come il CdZ 3, ha invece ritenuto opportuno concedere il patrocinio e il finanziamento pubblico a un concerto nazirock il 2 maggio. Beninteso, l’iniziativa dell’estrema destra è finita al 2 maggio solo dopo le denunce pubbliche e le proteste, perché altrimenti la faceva addirittura il 24 aprile…
Brutta aria, appunto, perché poi non finisce nemmeno lì. L’estrema destra, infatti, ha in programma una settimana intera di iniziative, formalmente legate all’anniversario dell’omicidio di Ramelli (29 aprile), compreso anche un 1° Maggio a modo loro: una giornata interna, con un torneo di calcio e un concerto finale, con gli “Amici del Vento”, storica band del neofascismo italiano, al Lido di Milano. Qui c’era il patrocinio del Comune per il torneo di calcio, ma questo è poi stato ritirato, mentre la Provincia di Milano ha mantenuto il patrocinio per il concerto serale.
Insomma, difficile pensare che tutti questi fatti, che si aggiungevano al clima politico generale del nostro paese, non pesassero in qualche modo sul corteo del 25 aprile.
Comunque sia, confesso, sono andato alla manifestazione con animo piuttosto calmo. Mi aspettavo certamente di sentire fischi contro Podestà e Moratti, che alla fine avevano deciso di partecipare lo stesso, ma questo era abbastanza ovvio, viste le premesse. E poi, fischiare è mica una questione da codice penale. Anzi, fa parte della normale dialettica politica. Si applaude o si fischia o si sta in silenzio, a seconda del gradimento.
E così, sono arrivato a P.ta Venezia. Mi hanno subito raccontato che c’era stata un po’ di tensione tra il servizio d’ordine della Cgil e lo spezzone del centro sociale Cantiere. Comunque, niente di grave, almeno così mi è parso, visto che tutto il corteo sfilava, con il Cantiere dietro lo spezzone della Cgil e davanti ai partiti (Pd, Prc, Sel ecc.).
E anch’io sfilavo, ovviamente, chiacchierando con compagni e conoscenti che incontravo lungo la strada, facendo avanti e indietro, soffermandomi un po’ sotto lo striscione della Fiom e un po’ con il camion del Cantiere. Insomma, non c’era proprio aria di scontri. E poi, era una bella giornata e, soprattutto, la manifestazione era grossa e con tanti giovani. In altre parole, le manovre e le operazioni delle destre per depotenziare e delegittimare il 25 aprile e la memoria della Resistenza non hanno funzionato. Anzi, c’è stata una bella risposta dal basso.
Arrivati a San Babila, il corteo ha imboccato corso Vittorio Emanuele II, sempre senza problemi e momenti di tensione. Ma poi, all’imbocco di piazza Duomo, alla fine del corso, cioè in un punto affollatissimo, tra manifestanti e passanti, all’improvviso cambia lo scenario. Agenti in tenuta antisommossa della Celere e dei reparti mobili di Carabinieri e Guardia di Finanza si fiondano nel corteo, posizionandosi davanti allo spezzone del Cantiere.
Io praticamente me li sono trovati davanti, la confusione era tanta e, visti gli spazi ristretti, l’affollamento e il modus operandi delle forze dell’ordine, era evidente che la situazione poteva degenerare con facilità. E così, come si fa di solito per evitare contatti e casini, mi sono messo davanti allo schieramento di agenti, con le braccia allargate e dicendo “calma tutti”. O meglio, non mi ricordo bene se quelle parole sono riuscito a pronunciarle fino in fondo, perché sono stato immediatamente abbattuto da un carabiniere mediante un violento colpo di manganello alla testa.
Ci tengo a precisare che eravamo ai momenti iniziali della manovra delle forze dell’ordine, che in quel momento non c’era nessuno che lanciava niente eccetera, perché prevaleva la sorpresa e il disorientamento. Insomma, è stata una violenza gratuita e ingiustificabile, che peraltro ha coinvolto anche un ragazzo giovanissimo che si trovava alle mie spalle.
Non so cosa sia successo immediatamente dopo la manganellata, perché ero per terra e tentavo di proteggermi la testa, ma quando alcuni manifestanti mi hanno aiutato a rialzarmi, vedevo che nel frattempo era accorso anche il servizio d’ordine della Cgil, tentando di separare gli agenti antisommossa dai manifestanti. Infine, dopo soltanto pochi minuti dal blitz, le forze dell’ordine si sono allontanate e hanno fatto proseguire il corteo, camion compreso.
Insomma, un’aggressione a freddo –non trovo altre parole-, il cui senso mi sfugge completamente. O meglio, se volessi trovare una spiegazione razionale al comportamento della Questura, ne vedo soltanto una: una sorta di spedizione punitiva, tesa a produrre il massimo di tensione e confusione possibile.
Comunque sia, arrivato in piazza, con leggerissimo ritardo, per ovvi motivi, ho visto che Podestà veniva fischiato da più un meno tutti, compreso ovviamente il Cantiere. Ma appunto, com’era già successo alla Moratti lungo il percorso del corteo, la contestazione non era certo un’esclusiva dei “teppisti dei centri sociali”, come oggi hanno raccontato diversi quotidiani, bensì di buona parte dei manifestanti.
Poi ho letto sui giornali che i “teppisti” avrebbero insultato anche ex-deportati ed ex-partigiani. Francamente non l’ho visto, né potevo vederlo, vista la mia posizione, ma se è successo davvero siamo di fronte a un’idiozia grossa come una casa. Quello che però ho visto e sentito è che ad un certo punto dal microfono del palco una voce gridava “sono un cassaintegrato dell’Eutelia!”. E a questo punto, chiarito chi stava parlando, sono stati spenti immediatamente gli impianti voce del Cantiere.
Ormai, per me la manifestazione stava finendo. Ho parlato con molte persone, diversi giornalisti mi hanno telefonato, chiedendomi cos’era successo, e anche alcuni funzionari della Questura mi hanno chiesto come stavo, rimediando, temo, risposte non troppo gentili...
Infine, prima di mettermi a riposo, ho deciso di fare un salto a Partigiani in Ogni Quartiere, in via dei Missaglia. E ho fatto bene, perché c’era tanta gente anche lì. Iniziativa pienamente riuscita e partecipata. Complimenti agli organizzatori.
A questo punto il racconto del mio 25 aprile finisce. Ognuno ne tragga le conclusioni che vuole, ma sicuramente avrete capito perché fatico terribilmente a ritrovarmi nel film raccontato oggi dalla maggioranza degli organi di stampa.
Cari, Care
nei giorni seguiti alle elezioni ho ricevuto tantissimi messaggi che nella loro diversità dicevano tutti la stessa cosa: bisogna reagire al risultato negativo, non arrendersi, riflettere sulla situazione e su cosa fare a sinistra. Alcuni/e hanno anche proposto di fare un’assemblea, altri semplicemente di trovarci per una chiacchierata.
Insomma, c’è voglia di parlarsi, di confrontarsi, di relazionarsi. E questo è prezioso.
Vi invito quindi a un aperitivo collettivo. Un momento del tutto informale, beninteso, dove chiacchierare in libertà, scambiarci opinioni o semplicemente berci qualcosa insieme. E, ovviamente, un’occasione per ringraziare personalmente tutti voi.
Se vi va, ci vediamo quindi
venerdì 9 APRILE - dalle 18:30
presso la Cooperativa ”La Liberazione”, in via Lomellina 14 (zona Città Studi/viale Corsica), a Milano
un abbraccio
Luciano Muhlbauer
infoline: 335.1213068
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 31 marzo 2010 (pag. Milano)
Non ce l’abbiamo fatta a rimanere nel Consiglio regionale della Lombardia. Il voto alla lista della Federazione della Sinistra doveva superare il 3%, cioè la soglia di sbarramento, ma ci siamo fermati ben prima, al 2,04%.
Alcuni pensano che questa sia l’ora della recriminazione, contro l’astensionismo, contro i grillini, contro Penati, contro il destino cinico e baro. Ma sbagliano, perché il problema sta dalla nostra parte, anzi, il problema siamo noi, la sinistra riunita in federazione e quella in generale. Ebbene sì, perché c’è poco da ridere anche per gli altri, visto che Sel ottiene un consigliere soltanto grazie all’ombrello protettivo di Penati e con un misero 1,38%.
Quanto a Penati, inutile perdere altro tempo, visto che è andato peggio di 10 punti rispetto a Sarfatti nel 2005 e appena un po’ meglio, cioè di 1,7 punti, rispetto a Martinazzoli nel lontano 2000.
Insomma, si è confermato quello che si intuiva, cioè se la crisi, economica, morale e politica, non trova una via d’uscita a sinistra, allora la trova a destra. E la marea leghista sta lì a dimostrarlo.
E allora, tornando al punto, dobbiamo ragionare su noi stessi, su una sinistra inadeguata persino a rappresentare il bisogno di sinistra esistente, oggi e qui. Altrimenti come si spiegherebbe la forte emorragia di voti, addirittura superiore all’aumento dell’astensionismo medio, verso il non voto, i grillini o l’IdV?
I numeri, soprattutto quelli veri, sono impietosi. La FdS ha raccolto 87.220 voti (2.04%). Il nostro candidato Presidente, Vittorio Agnoletto, 113.749 (2,36%). Alle ultime elezioni regionali, cinque anni fa, Rifondazione da sola ottenne 248mila voti (5,7%) e i Comunisti Italiani altri 104.246 voti (2,4%). E non siamo nemmeno riusciti a tenere i voti che la FdS raccolse in Lombardia l’anno scorso, in occasione delle europee, cioè 147mila.
Sono dati che non ammettono repliche, che fotografano una disfatta (perché le cose vanno chiamate con il loro nome). E quindi, le 4.088 preferenze espresse al sottoscritto nella circoscrizione di Milano hanno quasi il sapore della beffa, perché sono più del doppio di quelle di cinque anni fa, quando fui eletto. Ma quelle preferenze sono anche e anzitutto il risultato dell’impegno e del crederci di tanti e tante e, in questo senso, il miglior apprezzamento del lavoro svolto che uno si possa immaginare.
A chi in questa campagna elettorale si è sbattuto, a chi ha attacchinato, distribuito materiale, convinto altri, scritto mail e sms, o semplicemente è andato a votare, affrontando il fatidico quesito “ma dove cavolo si mette questa H?”, a chi ha fatto uno sforzo generoso e non scontato, decidendo magari di andare a votare per prima volta, o a chi quel partito non l’avrebbe mai più votato, ma poi l’ha fatto lo stesso, a tutti voi un grazie enorme, di testa e di cuore.
E, infine, un impegno, una certezza e un auspicio. L’impegno è di non ritirarmi a vita privata, di continuare il lavoro, nelle forme possibili e nello stesso spirito, tenendo unite parole e fatti, sociale e politico.
La certezza è che a sinistra così non si può andare avanti, che occorre una scossa, un fatto nuovo, aria fresca, capacità unitaria e un atto di liberazione dall’autoreferenzialità degli apparati.
L’auspicio è che non ci disperdiamo, che valorizziamo le cose fatte insieme in questi anni e, soprattutto, che affrontiamo insieme le battaglie e i percorsi del domani.
Ci abbiamo provato, ma non ce l’abbiamo fatta. Siamo fuori dal Consiglio regionale della Lombardia. Il voto di lista doveva superare il 3%, cioè la soglia di sbarramento, ma ci siamo fermati al 2,04%.
A chi in questa campagna elettorale si è sbattuto, a chi ha attacchinato, distribuito materiale, convinto altri, scritto mail e sms, o semplicemente è andato a votare, affrontando il fatidico quesito “ma dove cavolo si mette questa H?”, a chi ha fatto uno sforzo generoso e non scontato, decidendo di andare a votare per prima volta, o a chi quel partito non l’avrebbe mai più votato, ma poi l’ha fatto lo stesso, a tutti voi un grazie enorme, di testa e di cuore.
Il vostro lavoro, il vostro impegno e il vostro crederci non ha portato al risultato auspicato, ma è comunque misurabile nei numeri, cioè nel voto di preferenza attribuito al sottoscritto, che risulta essere il più votato della lista della FdS nella circoscrizione di Milano: 4.088 voti di preferenza.
Un risultato straordinario, perché più alto di quello ottenuto dai neo-consiglieri eletti nella circoscrizione di Milano di IdV, Udc, Pensionati e Sel (queste ultime due liste entrano soltanto grazie all’ombrello protettivo di Penati, avendo ottenuto rispettivamente l’1,6% e l’1,38% dei consensi) e, soprattutto, perché rappresenta un raddoppiamento delle preferenze al sottoscritto rispetto a 5 anni fa (1.889).
Un risultato che riflette il vostro impegno e, penso, un apprezzamento per il lavoro svolto, ma che ha anche il sapore della beffa. Infatti, la disfatta (perché le cose vanno chiamate con il loro nome) della sinistra emerge impietosa dai numeri assoluti, cioè dai voti veri.
La Federazione della Sinistra (FdS) ha raccolto 87.220 voti. Il suo candidato Presidente, Vittorio Agnoletto, 113.749, corrispondente al 2,36%. Alle ultime elezioni regionali, cinque anni fa, Rifondazione ottenne 248mila voti (5,7%), ai quali vanno aggiunti quelli dei Comunisti Italiani (la FdS unisce Prc e PdCi), cioè altri 104.246 voti (2,4%). Insomma, una voragine!
E non siamo nemmeno riusciti a tenere i voti che la FdS ottenne l’anno scorso, in occasione delle europee, cioè 147mila.
Insomma, la fotografia del disastro sta tutto qui. E da qui occorre ripartire, aprendo una riflessione seria e senza sconti. Lo faremo, spero tutti e tutte insieme, a partire dai prossimi giorni, con un’unica certezza: così non si può andare avanti.
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