Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
La strategia del silenzio di Formigoni non è ulteriormente accettabile. Non bastano più i telegrafici “non c’entro nulla” o le generiche difese d’ufficio, come quella di Boni.
O Formigoni fornisce delle spiegazioni plausibili oppure diventa lecito, anzi doveroso, esigere le sue dimissioni da Presidente della Regione, di fronte a un Pirellone letteralmente invaso dalla questione morale.
Va ricordato che l’attuale legislatura regionale è praticamente un neonato, cioè ha poco più di due mesi di vita, ma  che è già colpita da una serie di inchieste giudiziarie che fanno impallidire le vicende del quinquennio precedente (i casi Guarischi e Rinaldin, i doppi incarichi/stipendi di Borghini e Bonetti Baroggi, lo scandalo bonifiche e quello Prosperini ecc.).
Infatti, prima era esploso lo scandalo annunciato dell’ex-assessore Ponzoni, che siede tuttora e indisturbato nell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale.
Poi è arrivata la maxi-retata contro la ‘ndrangheta, con l’arresto del direttore sanitario dell’Asl di Pavia e con il coinvolgimento nell’inchiesta, sebbene allo stato non indagati, dell’uomo di fiducia di Formigoni, Giancarlo Abelli, dell’ormai habitué Ponzoni e del vicepresidente della Commissione IV del Consiglio, Angelo Giammario (tutti Pdl).
E infine, è arrivato il coinvolgimento diretto del Presidente Formigoni nell’inchiesta sulla cosiddetta P3. Certo, ha ragione il leghista Boni, attuale Presidente del Consiglio regionale lombardo, cioè si tratta soltanto di “una semplice telefonata”. Peccato però che la telefonata in questione fu fatta a un personaggio ora in carcere, cioè Martino, per sollecitare l’indebita attivazione del Presidente della Corte d’Appello di Milano, Alfonso Marra, in questo momento sotto inchiesta da parte del Csm, nella vicenda della lista elettorale collegata al candidato Presidente per le ultime regionali.
Insomma, un quadro inquietante, anche se non imprevedibile, che può giustificare diversi comportamenti, salvo quello del silenzio. Quindi, Formigoni parli, spieghi, cerchi di convincere i lombardi e soprattutto dica che atti intende promuovere affinché sia garantita la trasparenza, la moralità e il rispetto della legge al Pirellone. Altrimenti, si dimetta, insieme a quelli che l’avrebbero già dovuto fare.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 

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Il governo regionale della Lombardia non se la può cavare con il suo scarno comunicato in cui annuncia la sospensione dalla sua carica di Carlo Antonio Chiriaco, il direttore sanitario dell’Asl di Pavia, arrestato stamattina nel quadro della maxi retata contro la ‘ndrangheta.
Anzi, il Presidente Formigoni e i vertici della Sanità lombarda devono parecchie spiegazioni e le devono immediatamente.
In primo luogo, negli ultimi anni Chiriaco, di area Pdl, era stato accusato più volte da esponenti politici locali di Pavia di intrattenere rapporti poco limpidi con ambienti riconducibili al crimine organizzato.
Certo, siamo garantisti anche noi e concordiamo quindi che non basta un’accusa generica per determinare i destini di una persona. Tuttavia, visto l’incarico delicato di Chiriaco, c’è da chiedersi perché non sia stata mai avviata alcuna inchiesta interna da parte dell’Assessorato regionale della Sanità.
In secondo luogo, gli inquirenti accusano Chiriaco, tra le altre cose, di aver procacciato voti a favore di Giancarlo Abelli in occasione delle ultime elezioni regionali, per mezzo dei boss della ‘ndrangheta.
Abelli non risulta tra gli indagati e non sappiamo se quanto ricordiamo di seguito avrà mai importanza da un punto di vista penale, ma di sicuro ha una sua forte rilevanza politica e morale.
Abelli, fino alla sua elezione a deputato per il Pdl nel 2008, era uno degli assessori di fiducia di Formigoni. E sebbene occupasse la poltrona di Assessore alla Famiglia e Solidarietà sociale, in realtà controllava tutte le nomine nella Sanità lombardo per conto di Comunione e Liberazione.
E questo è vero in modo particolare per quanto riguarda Pavia, il suo luogo di origine, dov’è considerato una sorta di ras della politica locale.
Inoltre, dobbiamo ricordare ancora una volta che i rapporti tra Formigoni e Abelli e tra quest’ultimo e l’amministrazione regionale non si erano affatto interrotti nel 2008. Anzi, il deputato Abelli continuava ad avere a sua disposizione un ufficio al Pirellone, nonché l’autoblu e l’autista del Presidente Formigoni, come avevamo scoperto nell’estate del 2008, grazie a una nostra interrogazione.
Avevamo poi fatto una seconda interrogazione per sapere quali erano le sue attività, visto che utilizzava strumenti e risorse della Regione, ma la risposta a questa domanda non sarebbe mai arrivata. Nemmeno il formale sollecito dell’anno scorso, ai tempi dello scandalo bonifiche, quando la moglie di Abelli finì in carcere e si scoprì che l’ex-assessore aveva a disposizione anche la Porsche di Grossi, produsse risultati.
E allora, eccoci di nuovo qui a chiedere spiegazioni sul ruolo dell’ormai sempre più ingombrante uomo di fiducia di Formigoni. Talmente ingombrante da averlo spinto a rinunciare al suo posto in Consiglio regionale e rimanere a Roma, beninteso.
Invece, è sempre al suo posto in Consiglio regionale l’esponente Pdl Massimo Ponzoni, ex-assessore di Formigoni, già coinvolto nelle indagini sullo scandalo bonifiche e soprattutto indagato anche lui nel quadro nella maxi-retata di oggi.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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L’atteggiamento delle istituzioni locali nei confronti degli operai della fabbrica milanese Mangiarotti Nuclear Spa sta diventando sempre più intollerabile. Per la seconda volta nel giro di soli 30 giorni i lavoratori hanno ottenuto come unica risposta alle loro richieste l’intervento dei reparti antisommossa, con la differenza che l’11 giugno scorso nessuno si era fatto male, mentre oggi un operaio è finito in ospedale.
Gli operai hanno manifestato davanti alla Prefettura di Milano per chiedere ancora una volta un ruolo attivo alle istituzioni locali. Infatti, senza un’assunzione di responsabilità diretta da parte di Regione, Provincia, Comune e Prefettura, semplicemente non ci sarà mai un tavolo di trattativa serio con la proprietà.
E ancora più grave appaiono il silenzio e l’indifferenza delle istituzioni locali, se consideriamo che la direzione della Mangiarotti è protagonista di una sistematica, prolungata e provocatoria violazione degli accordi, delle leggi e delle sentenze dei tribunali.
Ma com’è possibile che gli operai, colpevoli unicamente di non voler finire disoccupati, si becchino la polizia non appena fanno due passi, mentre la proprietà è di fatto libera di violare ogni regola?
Chiediamo ancora una volta che le istituzioni entrino in campo, al fine di impedire che la proprietà disponga dell’ausilio della polizia per asportare con la forza dei pezzi dallo stabilimento e di imporre, invece, che questa si sieda al tavolo di trattativa, per trovare una soluzione rispettosa degli accordi sottoscritti e capace di garantire attività produttiva e lavoro.
Ed è una questione molto urgente, perché in assenza di un’iniziativa forte c’è il rischio concreto che la proprietà imponga una soluzione violenta già nelle prossime settimane.
E che nessuno dica che non lo sapeva, perché lo sanno tutti.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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di lucmu (del 07/07/2010, in Movimenti, linkato 408 volte)
Ghe pensi mi ha esclamato Silvio Berlusconi e oggi sono volati i manganelli sulle teste dei terremotati aquilani che manifestavano in 5mila a Roma.
Certo, il Cavaliere non avrà pensato all’Aquila quando l’aveva detto. O meglio, non solo agli ingrati aquilani, che non apprezzano a sufficienza la sua generosità e quella di Bertolaso. No, lui ha tanti altri problemi a cui pensare, da Fini alla figuraccia berlusconian-leghista su Brancher, dalla manovra economica fino alla legge-bavaglio.
Ma, quanto successo oggi, riassume forse meglio di ogni altra cosa la situazione complessiva, lo stato della nazione. Quando dei terremotati che protestano, peraltro con solide ragioni, ottengono dal Governo come unica risposta cariche e manganellate, allora qualcosa non funziona più.
Non so voi, io quando ho sentito la notizia, ho pensato a Genova. Nel 2001 era diverso, ovviamente, lì avevano ammazzato Carlo e sospeso per giorni lo stato di diritto. Ma, chissà perché, io ho pensato lo stesso a Genova. Questione di stomaco, o di naso, fate voi.
Solidarietà ai terremotati de L’Aquila.
 
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Oggi, lunedì 5 luglio, alle ore 18.00, si tiene un presidio davanti a Palazzo Marino contro il Pgt (Piano del governo del territorio) che il centrodestra vuole far adottare in queste settimane. Il presidio è stato promosso da diversi comitati cittadini (Ass. Vivi e Progetta un’altra Milano, Rete dei Comitati Milanesi, Comitato “I MILLE” Isola, Comitato Cittadinanza Metropolitana, Comitato di quartiere Salomone, Isola Art Center, Ass. per la salvaguardia e la valorizzazione di Viboldone, Ass. Culturale Union, Comitato Ferrovia Mi Mo Zona 5 e 6, Centro Culturale Conca Fallata, Comitato No al grattacielo in via Principe Eugenio, Coordinamento Nord Sud del Mondo, Polis, Libertà e Giustizia) e hanno aderito tutti i partiti dell’opposizione.
Vi segnalo, inoltre, che questa prima mobilitazione di piazza contro il Pgt segue di pochi giorni un appello contro il Pgt sottoscritto da un numero significativo di architetti, urbanisti ed intellettuali, che potete scaricare in allegato a questo articolo.
 
Qui di seguito, invece, il testo del mio comunicato di oggi sulla vicenda del Pgt di Milano:
 
Manca meno di un anno alle elezioni comunali e adottare ora il contestatissimo Piano di governo del territorio (Pgt), con la prospettiva di trascinare il procedimento di approvazione definitiva in piena zona Cesarini, è insensato ed offensivo nei confronti della cittadinanza, persino a prescindere da ogni valutazione di merito.
L’unica scelta sensata e rispettosa della città, tenuto conto anche delle molteplici e autorevoli contestazioni, non circoscritte affatto ai partiti di opposizione, bensì diffuse sia sul territorio, che tra urbanisti e addetti ai lavori, ci pare sia quella di consegnare la parola ai milanesi e alle milanesi.
Il centrodestra rinunci dunque a voler imporre l’adozione del Pgt e si faccia di necessità virtù, consegnando questo atto al nuovo Consiglio Comunale, che verrà eletto tra pochi mesi.
Il Pgt è l’atto di programmazione urbanistica fondamentale della città, disegna il suo volto futuro, dice qual è l’idea di città. Come fa a stare fuori dalla campagna elettorale e dalle scelte che i milanesi saranno chiamati a fare quando voteranno per il Sindaco e il Consiglio Comunale?
E questo è vero, a maggior ragione, guardando il merito del Pgt voluto dal centrodestra, che presenta un’idea di città da paura, priva di strategia pubblica ed incentrato sugli interessi immobiliari particolari, compresi quelli rappresentati dall’Assessore Masseroli, cioè la Compagnia delle Opere.
Un Pgt che produce un mercato delle volumetrie che si tradurrà in cementificazione spinta e nuove e spericolate operazioni finanziarie –visto che i diritti edificatori sono commerciabili- e che giustifica il tutto con l’obiettivo voler di acquisire oltre mezzo milione di nuovi abitanti per Milano, offrendo loro però delle case in larga misura inaccessibili per i redditi da lavoro dipendente.
Insomma, siamo completamente d’accordo con le voci di allarme che si levano in queste settimane dalla società civile e consideriamo la nostra netta opposizione a questo Pgt  pienamente coerente con la battaglia fatta negli ultimi 5 anni in Regione Lombardia contro la legge regionale n. 12/2005, cioè contro un’urbanistica ridotta a negoziato tra amministratori pubblici ed interessi privati e per un’idea del governo del territorio che metta al centro chi sul territorio ci lavora e ci abita.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
qui sotto, cliccando sull’icona, puoi scaricare l’appello di urbanisti, architetti ed intellettuali contro il Pgt
 

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L’odierna operazione antimafia della Dda contro la cosca dei Valle evidenzia ancora una volta, se ce n’era ancora bisogno, la serietà e la gravità del radicamento sul territorio milanese da parte della ‘ndrangheta.
La ‘ndrangheta è presente da molto tempo in Lombardia, ma negli ultimi due decenni ha accresciuto enormemente il proprio peso e rappresenta oggi, senza dubbio alcuno, l’organizzazione criminale egemone sul territorio milanese.
A maggiore ragione siamo stupefatti di fronte alle dichiarazioni del vicesindaco di Milano, De Corato, che suonano quasi come quel tristemente famoso “la mafia non esiste” di una volta.
Che senso ha negare l’evidenza e relativizzare il peso della ‘ndrangheta, per dire che in realtà il vero problema sono le mafie straniere e, in particolare, la mafia cinese, tirando in ballo persino via Sarpi?
A De Corato non sfuggirà sicuramente la crescente capacità di condizionamento e di costruzione di alleanze affaristiche a livello politico da parte della ‘ndrangheta, come hanno dimostrato le inchieste di questi ultimi anni e come ha riconfermato l’operazione di oggi, che peraltro ha già coinvolto un Assessore della vicina Pero, in piena zona Expo.
Anche per questo è deviante e devastante cambiare discorso, perché proprio oggi è fondamentale ed imprescindibile che la politica, in tutte le sue parti, dica una parola chiara e si schieri senza tentennamenti contro la ‘ndrangheta e contro chi collabora con essa, assumendo la lotta contro la mafia come una priorità.
Non vorremmo che con la ‘ndrangheta si ripetesse in grande stile la vicenda delle infiltrazioni della malavita nelle case popolari di Milano, avvenuta nella troppa indifferenza della Giunta comunale, in primis il vicesindaco, impegnato invece a farsi pubblicità con gli sgomberi di un po’ di occupanti senza titolo, ma privi di protezioni e amicizie incisive.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Questo blog aderisce all’odierna giornata di mobilitazione nazionale contro la cosiddetta legge-bavaglio e, considerato che facciamo base a Milano, invita a partecipare all’appuntamento in piazza Cordusio, dalle 18.30, in contemporanea con la manifestazione nazionale a Roma.
Non penso sia necessario in questa sede elencare le ragioni che motivano l’adesione, che vanno dalla libertà di stampa, già di per sé assai malmessa nel nostro paese, fino al fatto che questa legge è scritta su misura per ostacolare le indagini su chi governa e su chi è corrotto.
Ma è utile, invece, ricordare che c’è una ragione specifica che motiva un’adesione anche in quanto blog. Infatti, il disegno di legge in questione ("Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche”), approvato dal Senato il 10 giugno scorso e che il centrodestra cerca di far approvare in via definitiva alla Camera per la fine di luglio, contiene anche una norma che va ad incidere sulla libertà di espressione sul web.
Non si tratta del primo tentativo di mettere un po’ di bavagli anche a quanti comunicano e parlano su internet. Forse ricordate il tentativo fatto ai tempi del “pacchetto sicurezza”, rispetto al quale scrivemmo su questo blog il 12 marzo 2009 le seguenti righe: “Infine, vi è il gentile contributo dell’Udc al pacchetto, cioè l’emendamento, ovviamente accolto, del Senatore D’Alia. Si tratta di un vero e proprio intervento censorio rivolto a internet, poiché prevede che se su un sito vengono pubblicati contenuti considerati apologia di reato, istigazione a delinquere o semplicemente un invito ‘a disobbedire alle leggi’, allora il Ministro potrà ordinare al provider di oscurare il sito entro 24 ore. Detto altrimenti, Facebook, You Tube o blog che sia, tutti a rischio censura. E soprattutto una pesante limitazione della libertà di espressione e di parola di ognuno e ognuna di noi.”
Comunque, allora si levarono molte proteste e alla fine quella norma fu stralciata dal pacchetto sicurezza (lo ricordiamo, anche perché ancora oggi sono in circolazione delle mail, a dir poco, inesatte sull’argomento).
Oggi ci riprovano, dunque, con un norma diversa, apparentemente più soft e più ambigua, ma non per questo meno foriera di guai per la libertà di espressione sul web.
Ma andiamo con ordine.
La prima versione della legge-bavaglio, approvata dalla Camera, conteneva al comma 28 del suo unico articolo una modifica della legge sulla stampa del 1948, inserendovi la seguente formulazione: “Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.”
Il Senato, nella versione approvata a giugno e ora in discussione in seconda lettura alla Camera, ha aggiunto soltanto una lieve modifica di questa norma (che ora si trova al comma 29), inserendo dopo “i siti informatici” le parole “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”.
Questa aggiunta, tuttavia, invece di chiarire le ambiguità su che cosa siano questi “siti informatici”, le ha rese ancora più gravi, poiché l’”ivi compresi” significa, appunto, che il legislatore non si riferisce soltanto alle edizioni online dei quotidiani. Ergo, non sono esclusi né i blog, né i social network!
In altre parole, con questa norma, qualora approvata, qualsiasi sito non professionale, anche questo blog, che dovesse pubblicare dei contenuti che danno fastidio a qualcuno, è a rischio richieste di rettifiche entro 48 ore, pena pesanti multe o, perlomeno, procedimenti giudiziari.
Vi immaginate cosa potrebbe succedere su un “sito informatico” come facebook, dove tantissimi di noi scrivono, esternano eccetera?
Insomma, una norma tutt’altro che innocente, che intende trattare abusivamente un privato cittadino come se fosse un network commerciale dell’informazione e sottoporre la libertà di espressione individuale alle stesse regole che valgono per i servizi del Tg1.
 
Cliccando sull’icona qui sotto puoi scaricare il testo integrale del Ddl attualmente in discussione alla Camera, nella versione che evidenzia le modifiche introdotte dal Senato rispetto alla prima versione
 

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di lucmu (del 30/06/2010, in Territorio, linkato 769 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su Liberazione il 30 giugno 2010
 
Mentre leggete queste righe, il consiglio di amministrazione della società di gestione di Expo 2015 è riunito per nominare Giuseppe Sala, attuale city manager di Milano ed ex-dirigente Telecom e Pirelli, suo nuovo direttore generale.
Tra due settimane arriverà anche la nomina al vero incarico, cioè ad amministratore delegato, in sostituzione del dimissionario Stanca, ma ora bisognava inventarsi in fretta qualcosa per tranquillizzare un sempre più irritato Bie (Bureau International des Expositions), che domani riceverà a Parigi la Moratti.
Si chiude così definitivamente l’ingloriosa era Stanca. Cosa sarà la nuova gestione è ancora tutto da scoprire, ma dall’altra parte non si è ancora capito cos’è stata quella vecchia, poiché si sa soltanto che Stanca prendeva il doppio stipendio, cioè quello da parlamentare e quello da amministratore delegato, e che già sei mesi fa la Expo 2015 Spa aveva speso 11 milioni di euro, pur non avendo fatto ancora assolutamente nulla.
Tuttavia, non ci interessa partecipare al tiro al bersaglio su Stanca, comodo capro espiatorio per un CdA piuttosto popolato, essendo composto da rappresentanti del Ministero del Tesoro, di Regione Lombardia, della Provincia e del Comune di Milano e della Camera di Commercio.
E poi, se vogliamo proprio cercare il pelo nell’uovo, se è vero che Stanca prendeva il doppio stipendio, è altrettanto vero che gli incarichi molteplici e i conflitti d’interesse sembrano quasi un requisito per poter entrare nel consiglio di amministrazione.
Un esempio? L’uomo di Bossi, il leghista doc Leonardo Carioni. Egli siede nel CdA in rappresentanza del Ministero del Tesoro, ma contemporaneamente è anche Presidente della Provincia di Como, componente del CdA di Autostrada Pedemontana Lombarda Spa e, soprattutto, Presidente di Sviluppo Sistema Fiera Spa, cioè il braccio operativo della Fondazione Fiera.
Insomma, le vicende del CdA sono una perfetta metafora di tutta l’operazione Expo, iniziata come una marcia trionfale e trasformatasi in tempo zero in un B-movie all’italiana. A questo punto, cosa sarà l’Expo nessuno è in grado di dirlo e moltissimi milanesi hanno pure smesso di chiederselo, ormai rassegnati di fronte al quotidiano festival di litigi e polemiche, propinato dagli amministratori locali del centrodestra. Altro che nord virtuoso, l’immagine è piuttosto quella del caos che regna sovrano.
Non a caso, dalle parti della Lega è suonato l’allarme, o per dirla con il viceministro Castelli: “attenzione, qui è in gioco una partita ancora più ampia. La mia sensazione, suffragata da tanti episodi, è che se salta l’Expo, salta la credibilità della classe dirigente lombarda. Quindi, se salta l’Expo, salta grande fetta di credibilità della Lega”.
Insomma, bisogna correre ai ripari, tamponare le falle, dare la sensazione di avere la situazione sotto controllo, non solo per tenere buono il Bie, visto che entro novembre deve dare il suo via libera definitivo, ma anche perché l’anno prossimo a Milano si vota.
Il primo passo è, appunto, ristabilire una parvenza di governance credibile. Ed ecco Sala al posto di Stanca. Il secondo passo, urgentissimo anche quello, è la soluzione della questione delle aree. Infatti, l’evento del 2015 deve sorgere su terreni per il 70% di proprietà della Fondazione Fiera e per il 30% del costruttore Cabassi.
Ovviamente, si litiga anche su questo e la Moratti non la pensa come Formigoni, e nemmeno Podestà, mentre la Lega ha un’altra idea ancora. Ma in questo momento sembra prevalere la soluzione Formigoni, che prevede l’acquisto delle aree da parte di una società pubblica, appositamente costituita da Regione, Provincia e Comune.
Una soluzione non priva di curiosità, peraltro, considerato che in questo caso una società pubblica, costituita dalla Regione, acquisterebbe con i soldi pubblici della Regione e a “congruo” prezzo i terreni di una Fondazione, il cui Presidente viene nominato dalla Regione. E senza dimenticare che nel CdA di Expo 2015 Spa siede il Presidente di Sviluppo Sistema Fiera Spa, che è anche… eccetera.
Comunque sia, e tralasciando qui delle quisquilie come il conflitto di interessi e la trasparenza, una volta risolte, si fa per dire, le questioni della governance e delle aree, rimane ancora l’ultimo e più importante interrogativo. Cioè, chi paga, quanto paga e per che cosa paga?
Vi ricordate la riunione del Cipe di novembre scorso? Erano momenti di polemica feroce sull’Expo –tanto per cambiare- e il Governo intervenne per rassicurare tutti. E così, il Cipe annunciò che i soldi c’erano tutti, sia per l’evento, che per le opere connesse. Ma c’era anche il trucco. Cioè, per far quadrare i conti sono stati conteggiati anche dei fondi che avrebbero dovuto stanziare gli enti locali, ma che questi non avevano e che oggi, a maggior ragione, non hanno.
Nel frattempo, le lotte di potere nel centrodestra sono ricominciate come e più di prima e ora  è arrivata anche la manovra del governo, con il suo articolo 54 e i suoi tagli a Regioni ed enti locali. E, intanto, il nostro interrogativo è sempre più orfano di risposte.
Per concludere, allo stato attuale le uniche cose concrete di Expo sono i litigi, qualche affaruccio immobiliare, un bel po’ di conflitti di interesse, una poderosa spinta alla deregulation urbanistica (proprio in questi giorni è partita la pesante offensiva di Ligresti e Podestà per edificare nel Parco Sud di Milano) e qualche infrastrutture autostradale, mentre quelle veramente utili, come le linee metropolitane milanesi, sono a rischio tagli.
Insomma, l’Expo della classe dirigente lombarda, che è poi quella che comanda anche a Roma, assomiglia sempre di più a una gigantesca presa per i fondelli dei milanesi e dei lombardi.
Ci vorrebbe, invece, il coraggio e la lungimiranza di procedere a una riconversione dell’evento, ispirandolo alla sobrietà e alla tutela dell’ambiente e , soprattutto, privilegiando l’investimento in opere di interesse comune, come il trasporto pubblico locale.
 
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Il 28 giugno 2009 era riapparso il fantasma dei colpi di stato in America Latina. In quel giorno, in Honduras, i militari presero il potere con la forza ed arrestarono il Presidente legittimo, Manuel Zelaya. Ora è passato un anno, le tante chiacchiere internazionali contro il golpe si sono rilevate essere soltanto chiacchiera e il fantasma non se n’è più andato.
Ma un anno fa, in quel 28 giugno, era nata anche la resistenza popolare e democratica contro il golpe e in occasione del primo anniversario del golpe, che loro considerano appunto il primo anniversario della nascita della resistenza, gli oppositori hanno lanciato un appello internazionale, in cui ci chiedono di non lasciarli soli. Lo riproduciamo qui di seguito:
 
APPELLO INTERNAZIONALE
 
Il Frente Nacional de Resistencia Popular (FNRP) rappresenta gli interessi di tutto il popolo che continua a lottare contro l’attuale regime repressivo camuffato da democrazia. La resistenza cresce ogni giorno e si estende su tutto il territorio nazionale, coordinando le diverse agende politiche e sociali in un unico progetto con il quale si è cominciato a costruire i pilastri su cui verrà fondata una nuova società in Honduras.
Dopo il colpo di stato del 28 giugno 2009 è stato ridotto il già debole stato di diritto e il piccolo gruppo di imprenditori che ha sequestrato il legittimo presidente dei/delle honduregni/e ha mantenuto il potere con la violenza delle forze repressive (Polizia Nazionale e Forze Armate dell’Honduras), assassinando, picchiando, arrestando, abusando e obbligando all’esilio centinaia di honduregni e honduregne. I “golpisti” che hanno cacciato Manuel Zelaya Rosales sono gli stessi che ora presentano Porfirio Lobo come un burattino per continuare a consolidare il proprio regime di violenza.
Quello che i criminali non si aspettavano era l’enorme coraggio del popolo honduregno che ora ha deciso di lottare fino alla fine. La resistenza si basa sulla costruzione del potere popolare dalla base e sulla partecipazione diretta di tutti i settori nella costruzione di una proposta politica che dia risposte alla grave crisi che si sta vivendo nel paese.
Andiamo verso la Costituente per creare il quadro legale che ci permetta come popolo organizzato di riprenderci il destino della nostra patria e strapparlo dalle mani meschine del piccolo gruppo che mantiene sequestrato il governo.
I popoli del mondo hanno seguito da vicino la nascita della resistenza e il suo consolidamento. Ora siamo in un momento di una nuova prova di forza con la presentazione di più di un milione di dichiarazioni sovrane nelle quali come cittadini e cittadine disconosciamo questo governo illegale e illegittimo e invitiamo la popolazione a convocare una nuova Assemblea Nazionale Costituente.
Questo 28 giugno compiamo il nostro primo anniversario come Frente Nacional de Resistencia Popular (FNRP), ma non lo vogliamo fare ricordando l’attacco alla democrazia fatto dai golpisti, anzi, vogliamo celebrare la nascita della vera democrazia popolare che ha iniziato il suo cammino verso la rifondazione dello Stato e verso la costruzione di un futuro giusto per tutti e tutte.
La Resistenza Honduregna invita tutti i popoli del mondo ad essere parte di questo progetto rifondatore e rivoluzionario, a seguirlo da vicino e ad aggiungersi a quella che sarà la celebrazione del primo anno di questo cammino verso la vittoria.
Vi invitiamo a visitare il nostro sito officiale www.resistenciahonduras.net per conoscere da vicino le diverse attività che vengono realizzate e per scaricare i diversi documenti ufficiali e informativi, per invitare anche voi a questa data di resistenza che non è solo nostra ma di tutti i popoli in lotta nel mondo.
Il Frente Nacional de Resistencia invita tutte le persone, organizzazioni o gruppi di compagni e compagne che sono stati solidali con il popolo dell’Honduras ad accompagnarci con attività politiche di pressione contro il regime.
Questo 28 giugno nessuna voce rimarrà inascoltata e ogni presidio, marcia, comunicato, incontro o gruppo in appoggio agli honduregni e alle honduregne che scenderanno in massa nelle strade, si aggiungerà alla forza che oggi costruisce nel nostro paese il vero Potere Popolare.
Ringraziamo in anticipo per tutte le azioni che si realizzeranno e vi lasciamo i nostri contatti per stringere relazioni e permettere a tutto il popolo honduregno di sapere che non siamo soli e sole, che tutto il mondo lotta con l’Honduras in questa trincea di giustizia e dignità.
 
Un abbraccio solidale in Resistenza ai compagni e compagne internazionalisti.
 
Comisión Internacional (CI) – Frente Nacional de Resistencia Popular
Honduras, Centro América
 
P.S. vi segnaliamo che lunedì 28 giugno, alle ore 21.30, presso il Csa Baraonda -via Pacinotti 13, Segrate (MI)- si terrà un’assemblea pubblica con la partecipazione di Wilmer Ricky, rappresentante del FNRP (Frente Nacional de Resistencia Popular).
 
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De Corato i comunicati stampa li produce in serie. In particolare gli piacciono quelli che aggiornano il suo personalissimo contatore degli sgomberi di rom. Gli piacciono così tanto che ieri si è fatto prendere la mano, rivendicando per mezzo stampa uno sgombero immaginario.
E così, per evitare che qualche giornalista se ne accorgesse e per salvare la faccia al nostro vice, la Polizia Locale è stata mobilitata immediatamente ed ha eseguito lo sgombero ex post. Ma sabato di solito non si fanno queste cose, perché i servizi sociali durante il weekend non sono disponibili. E quindi, stamattina in viale Forlanini, nella zona ex-caserma, non c’era nemmeno un funzionario dei servizi sociali, ma soltanto poliziotti locali.
Ma andiamo con ordine. Ieri in tarda mattinata il vice della Moratti ha sfornato un lunghissimo comunicato stampa con il quale annunciavo gli sgomberi n. 282 e n. 283. “Doppio sgombero” gongolava il vice, uno in via Colico e l’altro “in un'area privata di via Forlanini vicino all'ex caserma militare. Amsa ha provveduto a ripulire i luoghi da rifiuti e masserizie”.
I più sorpresi della notizia erano i volontari della zona che seguono da tempo le famiglie rom e che erano presenti sul posto. Infatti, ieri non è successo assolutamente nulla. Né sgomberi, né Amsa che ripulisce.
A questo punto possiamo soltanto provare ad immaginarci quello che è successo in Comune. Lo sgombero era effettivamente programmato per ieri mattina –infatti, questo è quanto si aspettavano i volontari-, ma poi qualcuno dalle parti della polizia locale si sarà accorto che c’era lo sciopero generale e che forse non era in grado di garantire il personale necessario. Quindi, rinviato tutto, ma si era dimenticato di avvertire il capo -oppure anche in polizia locale non ne possono più di De Corato?- che nel frattempo fremeva nel suo ufficio con il comunicato stampa già pronto.
Il vice, da parte sua, parla molto di sgomberi, abusivi eccetera, perché questo fa bene alla sua campagna elettorale permanente, ma poi più di tanto non gliene frega e così non ha verificato un bel niente. Un ok all’addetto stampa e avanti con il prossimo comunicato sul prossimo argomento.
Quando qualcuno gli avrà detto come stavano le cose si sarà arrabbiato e così, sabato o non sabato, servizi sociali aperti o chiusi, che caschi il mondo, ma lo sgombero andava recuperato ex post. E così è stato.
Ora, per concludere, potremmo farci tutti quanti una bella risata di fronte alla sempre più farsesca politica degli sgomberi della destra cittadina, se non fosse che di mezzo ci sono delle persone in carne ed ossa, bambini compresi, nonché la decenza e il decoro della città.
De Corato dovrebbe chiedere scusa e qualcuno dovrebbe spiegargli che la cosa pubblica non è cosa sua, da utilizzare per i suoi fini politici privati.
Post Scriptum: se i rom a Milano sono soltanto qualche migliaio, secondo i dati della Prefettura e del Ministero degli Interni, e se il Comune ha effettuato 283 sgomberi, cioè praticamente uno sgombero ogni 10 persone, come mai ci sono ancora insediamenti rom a Milano? Non sarà che tutto è una gigantesca presa per i fondelli ad uso e consumo dei vari De Corato e Salvini, con l’inaccettabile conseguenza di un sacco di bimbi costretti a crescere sotto i ponti e nelle baracche?
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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