Blog di Luciano Muhlbauer
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Quanto avvenuto stamattina è di una gravità inaudita, poiché, mediante l’uso della forza pubblica, è stato ristabilito il regime di illegalità, costruito e persino rivendicato dalla proprietà di Mangiarotti Nuclear Spa.
Sono passati tre mesi dalla sentenza del Tribunale di Milano che imponeva a Mangiarotti Nuclear di riportare nello stabilimento di viale Sarca le produzioni da lì spostate in maniera illegittima e in piena violazione degli accordi sottoscritti dallo stesso management. E non solo non è stata rispettata la decisione del giudice, ma due giorni fa la direzione ha persino fatto asportare di notte dalla fabbrica gli ultimi due pezzi di quella commessa rimasti a Milano, in piena e palese violazione dell’ordine del giudice.
Eppure, tutte queste illegalità e provocazioni non hanno suscitato alcune reazione da parte delle istituzioni, né di quelle politiche, né di quelle preposte all’applicazione della legge.
Tutt’altro discorso vale, invece, per gli operai. Dopo appena due giorni di pacifica occupazione degli uffici della direzione della Mangiarotti, in segno di protesta contro le illegalità della proprietà, e dopo qualche ora soltanto dalla fine infruttuosa degli incontri con proprietà e sindacati in Prefettura, terminati verso le 21.00 di ieri sera, la Questura ha mandato la Celere e sgomberato gli operai che occupavano come se fossero dei delinquenti.
Se stamattina, poco dopo le ore 6.00, nessuno si è fatto male, questo è merito esclusivamente del senso di responsabilità dei lavoratori della Mangiarotti, presenti al presidio davanti alla sede occupata in una cinquantina.
Due pesi e due misure. Una tolleranza totale nei confronti delle illegalità del padrone, un accondiscendere continuo rispetto all’arroganza di uno dei proprietari, Tarcisio Testa, che nei suoi comportamenti ricorda sempre di più il tristemente famoso Genta dell’Innse, ma una totale inflessibilità nei confronti degli operai e una completa disattenzione rispetto alla legge e alle ordinanze della magistratura. È come se l’articolo 41 della Costituzione, che così poco piace al Presidente del Consiglio, fosse già stato abolito!
Infine, una domanda. Considerato che la Mangiarotti non produce noccioline, ma componenti per centrali nucleari, siamo proprio sicuri che questa proprietà, che vuole chiudere dove c’è competenza e professionalità e che mostra spregio rispetto alle regole, sia in grado di garantire le condizioni di sicurezza e l’affidabilità necessarie a produzioni così delicate?
Insomma, qualcuno tra Prefettura, Provincia, Comune, Regione o Governo vuole intervenire o no, per garantire la difesa dell’occupazione e il rispetto della legge, nonché del buon senso e di un minimo di decenza?
 
Guarda su You Tube
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
di lucmu (del 10/06/2010, in Lavoro, linkato 827 volte)
Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato sul giornale AprileOnline.info il 10 giugno 2010
 
In fondo a viale Sarca, alla periferia nord-est di Milano, proprio sul confine con Sesto San Giovanni, la fu "Stalingrado d'Italia", si trova la Mangiarotti Nuclear. I suoi operai, un centinaio, sono in lotta dall'anno scorso per impedire la chiusura dello stabilimento e la perdita del posto di lavoro.
Ieri hanno dovuto affrontare l'ennesima provocazione del management che, come i ladri di pollo, aveva approfittato della notte per portare fuori dalla fabbrica due manufatti, nonostante questo contravvenisse alla sentenza del Tribunale di Milano. Gli operai hanno reagito e sono andati ad occupare gli uffici della direzione nella vicina via Pirelli, dove hanno passato la notte.
Ma quello che è successo in questi giorni non è che l'epilogo provvisorio di una storia che si trascina da tempo e dove l'elemento dominante non è tanto l'arroganza padronale, ma piuttosto il menefreghismo delle istituzioni territoriali -Comune di Milano, Provincia e Regione- che la rende possibile.
Lo stabilimento, che produce componenti per centrali nucleari, aveva attraversato tutte le fasi della deindustrializzazione del territorio milanese. Una volta era della Breda, poi si trasformò in Ansaldo Energia e, poi ancora, nel 2001, fu ceduto al gruppo bresciano Camozzi, l'attuale proprietario dell'Innse. Quest'ultimo, due anni fa, vendette la fabbrica, ma non il terreno, alla Mangiarotti Nuclear Spa, con sede nel Friuli.
A questo punto, però, i guai per gli operai di viale Sarca iniziarono a farsi seri, poiché apparve subito chiaro che la nuova proprietà non era interessata a mantenere in vita lo stabilimento milanese. Beninteso, non perché mancasse il lavoro, visto il tipo di produzione e la presenza di una commessa internazionale nuova di zecca della Westinghouse, per la produzione di componenti per una centrale in Cina, ma perché intendeva spostare la produzione in un nuovo impianto friulano.
E così, dopo aver firmato il 30 aprile 2009 un accordo sindacale, in cui si impegnava "al mantenimento dello stabilimento produttivo di Milano", confermando "la fabbricazione di componenti nucleari, attualmente acquisiti", la proprietà fece invece l'esatto contrario.
Cioè, nell'autunno spostò tutto il lavoro della commessa in Friuli e chiese l'estensione della cassa integrazione alla totalità dei lavoratori addetti alla produzione. In altre parole, chiese il via libera per la dismissione dell'attività produttiva.
Nonostante fossero manifesti la violazione degli accordi sindacali, l'illegittimità della richiesta di Cigs e il carattere pretestuoso dello spostamento della produzione, Regione Lombardia diede "parere non ostativo" alla richiesta aziendale, come comunicò formalmente il 12 gennaio scorso in Consiglio, in risposta alla nostra interrogazione, l'assessore regionale al lavoro.
L'azienda aveva motivato lo spostamento della produzione con gli eccessivi costi di trasporto da Milano, ma è un ragionamento che non sta in piedi. Infatti, a pochi chilometri da viale Sarca si trova lo stabilimento dell'Innse, che ha ripreso alla grande la produzione. E che cosa produce? Componenti per centrali nucleari e i costi di trasporto non sembrano proprio essere un problema.
No, la vera ragione sta da un'altra parte. In Friuli c'è uno stabilimento nuovo e la proprietà punta sul fatto che gli operai, privi di una tradizione sindacale paragonabile a quella degli operai di viale Sarca, siano più docili e più a buon mercato. E poi, c'è la vicenda dei terreni, che si trovano in una zona ormai post-industriale e dove oggi abbondano gli affari immobiliari. C'è chi dice che c'entra, c'è chi giura il contrario, ma sta di fatto che Camozzi, il proprietario dei terreni, non ha mai pronunciato una parola chiara in merito.
Comunque sia, anche se il governo regionale lombardo aveva chiuso occhi ed orecchie di fronte agli inganni della Mangiarotti, il giudice del lavoro di Milano, su ricorso della Fiom, ha rimesso le cose a posto, almeno da un punto di vista giuridico. Nel marzo scorso ha revocato la collocazione in cassaintegrazione degli operai, perché illegittima, e ha ordinato all'azienda di riportare la commessa nello stabilimento milanese.
Ma poi, appunto, grazie al sonno delle istituzioni, la proprietà è passata alle vie dei fatti. E, invece di riportare la commessa in azienda, la proprietà ha asportato anche gli ultimi due pezzi di quella commessa rimasti a Milano.
 
P.S. Mentre scriviamo, gli uffici direzionali sono tuttora occupati e Tarcisio Testa, uno dei proprietari della Mangiarotti, ha ribadito al Prefetto di Milano che di rispettare le decisioni del Tribunale di Milano non se ne parla neanche e che la produzione va spostata in Friuli. Punto e a capo.
 
Pubblicato alle ore 17:25 del 10 giugno 2010 su www.aprileonline.info
 
N.B. ora sono le ore 23.30, l’occupazione degli uffici della direzione continua. La delegazione dei lavoratori e della Fiom era uscita dalla Prefettura verso le 21.00. Niente da fare, la proprietà non cambia posizione, si mostra molto arrogante e il fatto che stia violando le sentenze del tribunale non sembra scandalizzare le istituzioni… Conclusione: l’occupazione va avanti. Forse domani all’alba arriva la polizia per sgomberare o forse domani il Prefetto farà un altro tentativo. Vedremo. Comunque sia, i lavoratori vanno avanti con la lotta, che sarà ancora lunga, e hanno bisogno di solidarietà, domani e nei giorni a venire.
 
Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Gli operai della Mangiarotti Nuclear, in seguito alla provocazione padronale, hanno prima presidiato la sede della direzione aziendale a Milano, in via Piero e Alberto Pirelli n. 6, e poi anche occupato gli uffici.
La proprietà, che si trova in Friuli, ha chiesto immediatamente l’intervento delle forze dell’ordine per liberare con la forza gli uffici, ma il Questore non gli ha dato per ora retta, anche perché il Prefetto di Milano, dopo aver anche sentito nel tardo pomeriggio i dirigenti milanesi della Fiom, ha deciso di convocare per domani mattina, alle 11.00, presso la Prefettura, le parti, compreso il proprietario che dovrà muoversi da Udine.
Allo stato, dunque, gli uffici della direzione in via P.e A. Pirelli sono occupati da un gruppo di operai e davanti alla sede del palazzo è in corso un presidio. E questa situazione non cambierà fino a quando non si saprà l’esito dell’incontro di domani mattina in Prefettura. Dopo, gli operai decideranno.
 
Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Il blitz notturno, organizzato dalla direzione della Mangiarotti Nuclear Spa, con il quale sono stati asportati dallo stabilimento di viale Sarca, a Milano, alcuni manufatti, rappresenta una grave provocazione da parte dell’azienda, resa possibile soltanto grazie al vuoto di iniziativa da parte delle istituzioni, in particolare di Regione Lombardia.
Com’era già successo a suo tempo nel caso dell’Innse di Lambrate, l’immobilismo delle istituzioni viene interpretato dalla proprietà come un via libera ad atti provocatori, tesi ad imporre con i fatti compiuti ciò che non soltanto è insensato, ma anche illegale.
Il governo regionale lombardo era stato investito del caso Mangiarotti Nuclear all’inizio dell’anno, anche grazie alla nostra iniziativa istituzionale. E nonostante fosse palese che il progetto di chiusura dello stabilimento milanese non era giustificato e che la direzione aziendale aveva violato gli accordi sindacali sottoscritti, l’Assessore regionale al Lavoro, Rossoni, aveva dato parere positivo all’estensione della cassaintegrazione alla totalità delle maestranze.
La collocazione in Cigs degli operai della Mangiarotti è stata poi revocata, all’inizio di marzo, su iniziativa del giudice del lavoro, che aveva accolto pienamente il ricorso della Fiom e sbugiardato di fatto l’Assessore regionale.
Da tre mesi, dunque, gli operai sono tornati al lavoro, ma Regione Lombardia è rimasta sonnolente, come se la questione della salvaguardia dell’attività produttiva e dei posti di lavoro fosse una questione che riguarda soltanto i lavoratori e il giudice.
Chiediamo quindi nuovamente e con forza quanto avevamo già chiesto ripetutamente nei primi mesi dell’anno: il governo regionale intervenga al fianco degli operai, della legge e del buon senso. E lo faccia subito, ponendo un freno all’arroganza padronale.
E lo chiediamo in particolare al nuovo Assessore all’Industria, Andrea Gibelli, perché non ripeta le inqualificabili ed incompetenti performance del suo predecessore, Romano La Russa.
Nel frattempo, esprimiamo il nostro completo sostegno agli operai della Mangiarotti, che in questo momento stanno presidiando gli uffici della direzione aziendale, riconfermando il nostro impegno al loro fianco.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
visita il blog della Rsu della Mangiarotti Nuclear di Milano
 
Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Sabato 5 giugno si terranno a Milano due mobilitazioni a cui vale la pena partecipare, sebbene si tengano purtroppo in contemporanea, ma in cambio a poca distanza. Insomma, vedete voi, se non siete via per il ponte, andateci, almeno a una.
- Alle ore 15.00, in Largo Cairoli, si trovano i lavoratori e le lavoratrici dei sindacati di base Usb, Confederazione Cobas e Slai-Cobas, per la manifestazione regionale contro la manovra economica del Governo. In contemporanea c’è anche un corteo nazionale a Roma.
La parola d’ordine della manifestazione è “la crisi va pagata da chi l’ha provocata”. Noi siamo completamente d’accordo. Comunque, se volete conoscere meglio le posizioni dei sindacati di base andate a visitare i loro siti: Usb, Confederazione Cobas e Slai-Cobas.
Infine, vi segnaliamo che si tratta della prima mobilitazione sindacale contro la manovra che si tiene in Italia.
- Sempre alle ore 15.00, in piazza Cordusio, si tiene l’iniziativa convocata dal Comitato Primo Marzo e dal Comitato Immigrati in Italia “contro la sanatoria truffa”. Il riferimento è alla sanatoria di colf e badanti di un anno fa e al fatto, poco conosciuto a livello pubblico, che molti lavoratori e lavoratrici immigrati che hanno partecipato alla sanatoria si trovano oggi inguaiati, chi per disonestà del datore di lavoro, chi per i meccanismi poco trasparenti della sanatoria. Comunque, se volete approfondire di più la vicenda della sanatoria 2009 vi consigliamo lo speciale di melting pot.
 
Da parte nostra condividiamo le motivazioni e le richieste di ambedue le iniziative. E quindi, invitiamo a partecipare.
 
Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Nel quadro della giornata di mobilitazione nazionale, si tiene venerdì 4 giugno un corteo anche a Milano. L’appuntamento è alle ore 17.30 in piazza San Babila, dove già lunedì scorso si è tenuta una prima mobilitazione, iniziata come presidio, ma poi trasformatasi in corteo, vista la partecipazione di migliaia di persone.
La manifestazione è stata convocata dalle reti milanesi di solidarietà con la Palestina, insieme alle rappresentanze dei palestinesi in Italia (Comunità palestinese della Lombardia e Associazione dei palestinesi in Italia).
Vi invito a fare il possibile per far circolare l’appuntamento tra i vostri contatti, compagni, amici eccetera, perché è importantissimo che domani ci sia tanta gente nelle strade delle nostre città.
Perché non può essere accettato che uno stato tenga prigionieri un milione e mezzo di uomini e donne di ogni età, come accade con il blocco della striscia di Gaza, e che possa ammazzare nove persone disarmate, soltanto perché volevano forzare pacificamente quel blocco, senza che qualcuno chiami quei governanti a rispondere dei loro atti.
E perché non è possibile che il Governo italiano si comporti come si è comportato, prima, inalberandosi davanti ai giornalisti per dire che gli italiani sequestrati in acque internazionali e poi incarcerati in Israele “non sono prigionieri” e, poi, votando contro l’istituzione di una commissione d’inchiesta internazionale sulla strage.
Insomma, perché tutto questo non continui e, peggio, diventi “normale”, accettabile ed accettato, dobbiamo alzare la nostra voce. Perché il popolo palestinese, tenuto prigioniero in mezzo a muri di cemento, blocchi militari e ipocrisie e complicità internazionali, non rimanga da solo. Per tutto questo, partecipate!
 
Qui di seguito l’appello di convocazione della manifestazione:
 
A FIANCO DELLA FREEDOM FLOTILLA
SCENDIAMO IN PIAZZA
CONTRO I CRIMINI ISRAELIANI
 
All’alba del 31 maggio la Marina militare israeliana ha attaccato in acque internazionali le navi della Freedom Flotilla che, con 10.000 tonnellate di aiuti umanitari e circa 700 attivisti internazionali a bordo, si dirigevano verso le coste di Gaza. L’assalto ha provocato una strage tra gli internazionali, decine di feriti e il sequestro degli attivisti; a diverse ore dall’attacco non si hanno ancora notizie sulle loro condizioni, se non che sono ancora rinchiusi nelle prigioni israeliane del deserto del Neghev.
Con l’arrembaggio delle navi della Freedom Flotilla, cariche di civili, armati unicamente della loro solidarietà alla popolazione palestinese di Gaza da tre anni sotto embargo, Israele ha compiuto un vero e proprio atto di pirateria e di palese violazione del diritto internazionale. Come durante l’operazione Piombo Fuso, che a cavallo tra il 2008 e il 2009 ha provocato l’uccisione di oltre 1.400 palestinesi di Gaza e il ferimento di oltre 5.000, lo Stato di Israele continua a ritenersi sollevato da ogni regola del diritto internazionale, fino a compiere atti di terrorismo di Stato come quello che ha violentemente bloccato le imbarcazioni della Freedom Flotilla.
Nel nostro paese, come in tutto il mondo, tante manifestazioni hanno espresso una determinata protesta contro l’arroganza e la violenza militare israeliana e contro l’atteggiamento di una comunità internazionale che continua a rendersi complice garantendo l’impunità ai crimini di un paese ancora una volta immune da atti concreti di condanna delle sue politiche. Continueremo a scendere in piazza e invitiamo alla mobilitazione in tutte le città italiane finché tutti gli attivisti internazionali sequestrati da Israele non saranno liberati.
 
Israele non può rimanere impunita
Basta con il blocco di Gaza
Basta con l’occupazione
 
VENERDI’ 4 GIUGNO - GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE
 
MANIFESTAZIONE A MILANO
ORE 17.30 IN PIAZZA SAN BABILA
 
 
Comunità palestinese della Lombardia
Associazione dei palestinesi in Italia
Reti milanesi di solidarietà con la Palestina
 
 
Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Bene hanno fatto oggi gli insegnati ad occupare la sede dell’Ufficio scolastico provinciale di Milano. Noi siamo pienamente solidali con loro.
Meritano un plauso e non certo delle reprimenda, poiché agiscono non per interesse corporativo, ma indubbiamente nell’interesse generale.
Chi invece merita una reprimenda è il Ministro Gelmini, che aveva assicurato che la sua riforma, cioè i tagli draconiani alla scuola pubblica, non avrebbe influito negativamente sul tempo pieno nella scuola primaria.
Era una bugia, ovviamente, perché non si possono tagliare fondi e insegnanti e poi garantire lo stesso servizio di prima. Eppure, quella bugia era stata ampiamente accreditata, dal centrodestra, dal Governo e da molta parte del sistema informativo.
Ora i nodi stanno venendo al pettine e nell’area metropolitana dove più che altrove il tempo pieno è largamente utilizzato, si annuncia un vero e proprio massacro per lanno scolastico 2010-2011: nella sola provincia di Milano quasi 3mila famiglie dovranno rinunciare al tempo pieno.
Infatti, si prevede per il prossimo anno scolastico un aumento, su base provinciale, di oltre 1.900 alunni nella scuola primaria e un contestuale taglio del personale docente di 700 unità. Conclusione, appunto, scuole elementari in difficoltà e taglio, tra le altre cose, delle classi a tempo pieno.
Quindi, non soltanto gli insegnati fanno bene a protestare, così come stanno facendo anche molti genitori, ma la protesta e la mobilitazione deve trovare il sostegno della città. Perché la Gelmini e il Governo Berlusconi ritirino i tagli e garantiscano i fondi, il personale docente e il tempo pieno nella scuola primaria.
 
per approfondimenti: http://www.retescuole.net/
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
di lucmu (del 02/06/2010, in Politica, linkato 938 volte)
Lunedì il Presidente della Repubblica ha firmato ed emanato il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante "Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica", cioè la manovra economica da 24,9 miliardi di euro del Governo Berlusconi.
Rispetto alla prima versione, varata dal Consiglio dei Ministri, sono intervenute alcune modifiche, sollecitate dallo stesso Napolitano. Ma si tratta di modifiche che non cambiano la sostanza e la natura della manovra e, dunque, nemmeno il giudizio da noi già espresso su questo blog.
Infatti, a parte alcune correzioni di carattere tecnico, motivate da dubbi di “sostenibilità giuridica ed istituzionale”, le modifiche riguardano soprattutto la partita dei tagli e/o della soppressione indiscriminati di enti e fondazioni, che in molti casi avrebbero provocato un modesto risparmio economico e un grave danno culturale.
 
Di seguito, cliccando sull’icona che trovi qui sotto, puoi scaricare il testo definitivo del decreto-legge, che ora passa al Parlamento per la sua discussione ed approvazione.
 

Scarica Allegato
Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Vi ricordate della vicenda dell’indennità ex-legge regionale 38/81, di cui più volte abbiamo parlato su questo blog?
Si tratta di quella strana storia per cui, in spregio al buon senso, all’equità e alle sentenze della magistratura, Regione Lombardia aveva deciso, prima, di non erogare più ai propri dipendenti un’indennità da loro maturata e a loro quindi dovuta e, poi, dopo tanti anni e tanti pronunciamenti in sede legale, di concedere l’erogazione, ma solo nella misura del 75%. Comunque, se volete approfondire l’argomento o rinfrescarvi la memoria, rileggetevi alcuni post vecchi di questo blog, in particolare questo e quello (che contengono una spiegazione della questione e della truffaldina mossa passata in Consiglio regionale), oppure anche questo, relativo alle indebite pressioni esercitate sui dipendenti regionali perché accettassero la soluzione del 75%.
Ebbene, ora che vi siete rinfrescati la memoria, arriviamo al punto. È passato  quasi un anno dall’imposizione della norma del 75% e nel frattempo molti/e dipendenti regionali, in servizio o in pensione, hanno ceduto alle pressioni e accettato il 75% (e, di conseguenza, rinunciato a ogni rivendicazione presente e futura sul 100% di quanto dovuto). Ma qualcuno non ha voluto cedere, come quelle due lavoratrici, sostenute dal sindacato SdL intercategoriale (ora Usb), alle quali il giudice del lavoro del Tribunale di Milano ha comunicato ieri che hanno pienamente ragione. Cioè, il magistrato ha condannato l’amministrazione regionale lombarda a pagare non soltanto il 100% del dovuto, ma anche tutte le spese legali.
Sebbene siamo ancora in attesa della motivazione del giudice, che come sempre tarda una pochettino, ci pare sin d’ora una sentenza di estrema importanza, perché ribadisce il ragionamento già fatto a suo tempo dalla Corte di Cassazione in presenza delle modifiche di legge regionale pienamente vigenti. In altre parole, è stato confermato esattamente quanto avevamo sostenuto nel corso nostra battaglia in Consiglio regionale: quella del 75% era da interpretarsi unicamente come una “possibilità”, ma non certo come un’alternativa obbligatoria al 100%. Tutto il resto erano soltanto bugie e pressioni indebite contro i lavoratori e le lavoratrici.
Questa sentenza ristabilisce la giustizia e sbugiarda quanti ai vertici dell’amministrazione lombarda, anzitutto a livello politico, hanno voluto, approvato e gestito questa norma truffaldina. Ma purtroppo arriva troppo tardi per molti dipendenti o pensionati, che hanno già accettato “liberamente” –a volte su consiglio persino di qualche sindacalista poco serio- l’erogazione di cifre inferiori a quella che a loro spettava di diritto.
 
Commenti Commenti (3)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Il violento intervento delle forze armate israeliane, per giunta in acque internazionali, contro le navi della Freedom Flotilla, è un atto di pirateria, che non può trovare giustificazione alcuna, né giuridica, né morale.
Esprimiamo la nostra solidarietà con gli attivisti delle Ong che hanno tentato di forzare pacificamente il blocco israeliano della striscia di Gaza, “armati” soltanto di aiuti umanitari, e che per questo hanno pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane.
L’uso deliberato e ingiustificato della violenza da parte delle forze armate israeliane è la conseguenza diretta della politica dei due pesi e delle due misure che pratica la cosiddetta comunità internazionale, compreso il Governo italiano, e che provoca nel governo israeliano quel senso di impunità, che ha portato al massacro di oggi.
Invitiamo tutti i cittadini e le cittadine milanesi che hanno a cuore la causa della pace e dei diritti del popolo palestinese, a mobilitarsi per ripudiare l’azione criminale da parte delle forze di sicurezza di Israele, partecipando al presidio in piazza San Babila, alle ore 18.00 di oggi.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
Commenti Commenti (7)  Storico Storico  Stampa Stampa
 


facebook twitter youtube
Cerca  
Titolo

Titolo

Titolo
Antifascismo (76)
Casa (47)
Diritti (19)
Infrastrutture&Trasporti (37)
Lavoro (225)
Migranti&Razzismo (144)
Movimenti (111)
Pace (19)
Politica (101)
Regione (77)
Sanità (19)
Scuola e formazione (67)
Sicurezza (58)
Territorio (46)

Catalogati per mese:

Ultimi commenti:
Già perchè a meno di...
15/04/2014
di Simona
Già perchè a meno di...
15/04/2014
di Simona
no Amalia, non lo co...
15/04/2014
di Luciano Muhlbauer



18/04/2014 @ 15.06.13
script eseguito in 204 ms

Ci sono 20 persone collegate