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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Gli operai della Mangiarotti Nuclear di Milano, in presidio da natale, rientrano in fabbrica. L’ha deciso il giudice del lavoro, accogliendo il ricorso della Fiom e considerando illegittima la collocazione in cassaintegrazione dei lavoratori del 18 dicembre scorso.
Così facendo, il giudice ha sbugiardato non soltanto l’azienda, ma anche la Giunta regionale, il cui assessorato al lavoro aveva dato incredibilmentre parere favorevole alla Cigs.
Eppure, che la richiesta di Cigs fosse illegittima, perché in palese violazione degli accordi sindacali sottoscritti, e finalizzata esclusivamente a dismettere l’attività produttiva, era stato segnalato formalmente all’Assessore al Lavoro, Rossoni, sia dalla parte sindacale, che da parte nostra in sede istituzionale.
Infatti, nella question time in Consiglio regionale del 12 gennaio scorso, in risposta alla nostra interrogazione che sollecitava l’assessorato ad opporsi alla richiesta aziendale, l’Assessore Rossoni ci aveva risposto che la sua struttura avrebbe invece dato al Ministero “parere non ostativo” alla richiesta di estendere la cassaintegrazione alla totalità degli operai addetti alla produzione. E ciò, aveva aggiunto, “nell’interesse dei lavoratori”, sebbene fossero gli operai stessi a chiedergli all’unisono di non farlo.
Ora il giudice ha fatto chiarezza, dichiarando “antisindacale il comportamento della società” e ordinando “l’immediato reintegro della commessa Westinghouse PRHR nello stabilimento di Milano e la revoca immediata delle sospensioni in Cigs disposte a far data dal 18-12-09, con la conseguente riammissione dei lavoratori in azienda”.
Insomma, i lavoratori avevano ragione e la Regione ha brillato nuovamente per la sua superficialità, per usare un eufemismo, in materia di lavoro.
Che questa sentenza sia dunque una lezione, ma soprattutto un’occasione perché la Regione faccia ora quello che avrebbe dovuto fare prima. Cioè, impegnarsi per mantenere l’attività produttiva e l’occupazione nello stabilimento di viale Sarca.
Il confinante Comune di Sesto San Giovanni –di quello di Milano, purtroppo, non si vede nemmeno l’ombra- si è già dichiarato interessato a lavorare in quella direzione. Ora tocca alla Regione fare la sua parte, questo volta con meno superficialità ed approssimazione.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su Liberazione del 9 marzo 2010
 
1 marzo 2010: l’ufficio elettorale presso la Corte d’Appello di Milano dichiara inammissibile la lista regionale di Formigoni perché troppe firme presentate non sono regolarmente autenticate. Si mormora che il “casino” sia dovuto a una modifica in extremis del listino, perché oltre alle candidature premio già presenti, cioè il fisioterapista del Milan, l’igienista orale di Berlusconi e  il geometra di Arcore, andava aggiunto anche un tal Riparbelli, addetto alla gestione del palco del premier.
5 marzo 2010: per prima volta manifestano insieme i lavoratori di tutte le aziende di telecomunicazioni del milanese, dall’Italtel alla Nokia Siemens Network. Un settore tecnologicamente maturo e strategicamente decisivo, ma in profonda crisi a causa delle delocalizzazioni e dell’assenza di una politica industriale. I lavoratori sono più di mille e ci sono pure molti sindaci dell’hinterland. Hanno chiesto un incontro a Formigoni e all’Assessore all’Industria, tal Romano La Russa (unica qualità conosciuta: essere il fratello del Ministro), ma vengono bellamente snobbati. La vicenda delle liste elettorali non c’entra, perché succede così abitualmente davanti al Pirellone.
Infatti, l’elenco dei lavoratori snobbati è sterminato e comprende anche gli operai dell’ex-Alfa di Arese, sulla cui pelle Formigoni aveva fatto buona parte della sua campagna elettorale di cinque anni fa.
Due date, due eventi. Il primo è diventato un fatto politico dirompente a livello nazionale, il secondo è stato ignorato persino dalla stampa locale. Ma nel loro insieme rispecchiano fedelmente lo stato delle cose nella più ricca e popolosa regione italiana, dopo 15 anni di ininterrotta occupazione del potere da parte dello stesso uomo, Roberto Formigoni, e della sua lobby politico-affaristica, cioè Comunione e Liberazione.
Arroganza del potere, sciatteria politica, regole scritte e riscritte ad hoc e su misura fanno il paio con l’occultamento della gravità della crisi economica e occupazionale. In altre parole, questi giorni non sono altro che una sintesi istantanea del “modello Formigoni” realmente esistente, qui e oggi: strapotente e strafottente più che mai, ma anche sempre più ammaccato, corroso da una montante questione morale, e sostanzialmente afono di fronte crisi.
In questa legislatura si è rafforzata ulteriormente il potere degli uomini di Cl, che ormai predominano non soltanto nell’apparato amministrativo in senso stretto, ma in tutto il sistema regionale, e che sono tra i principali beneficiari della privatizzazione assistita dei servizi, con la sua equiparazione tra pubblico e privato (sanità, formazione professionale, istruzione, servizi al lavoro, edilizia sociale ecc.).
Dall’altra parte, era proprio la consapevolezza di dinamiche di questo tipo a motivare storicamente il principio base del presidenzialismo: il limite dei due mandati. Ma qui non siamo negli Stati Uniti, in Francia o in Brasile. Qui siamo nel paese del “partito del fare” e quindi chi se ne frega di formalità burocratiche come il numero dei mandati o la separazione dei poteri. Insomma, il “decreto interpretativo” di Berlusconi non è proprio un’innovazione.
Affari pubblici e interessi privati sono oggi terribilmente confusi al Pirellone ed è da qui che nasce quella questione morale, che va da vicende come quella del finanziamento pubblico alla scuola privata, denunciata soltanto da noi, fino al numero crescente di inquisiti e inchieste.
Questione morale, liste con firme irregolari, immobilismo di fronte a un fatto epocale come la crisi, tutto indica che dietro la corazza apparentemente impenetrabile qualcosa inizia a scricchiolare; che il modello è sì egemone e potente, ma che ha perso vigore, spinta.
Siamo di fronte a una situazione delicata. Perché la contraddizione tra l’inizio della fase senile, mitigata soltanto dalla tenuta leghista sul fronte destro, e l’assenza di un’alternativa credibile, di una via d’uscita a sinistra, è potenzialmente pericolosa.
Per questo avevamo proposto al Pd un confronto unitario, che mettesse al centro due punti: la questione morale e il lavoro. La risposta è stata Penati, la polverizzazione dell’opposizione e il continuismo.
A questo punto, avendo il Pd regalato a Formigoni la certezza della rielezione, è decisivo che il prossimo Consiglio veda la presenza di un’opposizione che faccia il suo mestiere senza balbettii e che contribuisca a preparare il futuro. E questo significa, molto concretamente, lavorare perché la Federazione della Sinistra superi lo sbarramento del 3%.
 
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Oggi a mezzogiorno una folta delegazione dei lavoratori della Maflow di Trezzano s/n e due sindacalisti della Cub e della Fiom sono stati ricevuti dal Vicepresidente regionale e Assessore al Lavoro, Gianni Rossoni. All’incontro hanno partecipato altresì l’Assessore provinciale all’industria e al lavoro, Del Nero, e il sottoscritto.
È sicuramente un fatto positivo che il Vicepresidente Rossoni abbia finalmente incontrato i lavoratori della Maflow ed è altrettanto positivo che abbia annunciato che Regione Lombardia chiederà formalmente l’intervento del Ministro dello Sviluppo Economico, Scajola, e del Commissario europeo all’industria, Tajani, con l’obiettivo di salvaguardare l’attività e l’occupazione della Maflow.
Tuttavia, riteniamo fondamentale che l’odierno impegno del governo regionale non sia soltanto un fuoco fatuo da campagna elettorale. Cioè, che non si esaurisca con una lettera al Ministro e al Commissario europeo, ma che significhi l’inizio della discesa in campo della Regione a fianco delle ragioni dei lavoratori.
Ci si perdoni il nostro scetticismo, ma è passato oltre un mese da quella question time in Consiglio regionale, quando la giunta regionale aveva sostanzialmente evitato di prendere una posizione chiara in risposta alla nostra interrogazione. E gli operai della Maflow avevano dovuto inscenare delle rumorose proteste davanti al Pirellone il 26 febbraio scorso per poter finalmente ottenere l’incontro odierno.
Ora il tempo rimasto per convincere la Bmw a ripristinare le commesse tagliate -per motivi legati alla politica tedesca e non al mercato- è davvero poco e va quindi utilizzato fino in fondo.
Non vogliamo qui insistere su quanto già detto fino alla nausea, cioè che il governo regionale potrebbe lanciare un segnale netto, buttando sul piatto l’ipotesi della rinuncia alle auto blu della Bmw, utilizzati da Presidente e Assessori. Ma qualche segno concreto e tangibile di pressione sulla Bmw ci vuole, oltre alle lettere al Ministro e al Commissario, e prima della fine del mese.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Questa mattina il Ministro degli Interni Maroni ha ricevuto presso la Prefettura di Milano il musicista rom Jovica Jovic, fino ad oggi costretto suo malgrado alla clandestinità. Il Ministro gli ha consegnato un permesso di soggiorno per motivi di salute della durata di 6 mesi. Una soluzione provvisoria in vista della regolarizzazione definitiva dei suoi documenti.
La consegna del permesso di soggiorno a Jovica è una buona notizia ed è il risultato della mobilitazione civile, avviata dal centro sociale Fornace e dalle associazioni democratiche di Rho, dove Jovica vive nel “campo” comunale.
Una mobilitazione che ha permesso, prima, di evitare lo sgombero e l’espulsione e, poi, di attirare l’attenzione della stampa con eventi culturali e sociali di rilievo, come il recente battesimo di Sanela. Una funzione tenutasi nel campo di Rho il 13 febbraio scorso e celebrata da Don Gino Rigoldi, a cui hanno partecipato anche Moni Ovadia e il sottoscritto, e che ha visto l’ingiustificabile assenza del Sindaco e delle istituzioni rhodensi.
Ora, ci auguriamo che la vicenda di Jovica possa seminare un po’ di buon senso. Anzitutto, nella giunta comunale di Rho, ma altresì su tutto il territorio metropolitano, dove la quotidianità racconta ben altre storie, fatte di sgomberi senza alternative, stupidità istituzionale e istigazione al razzismo, di cui proprio il partito del Ministro degli Interni, Maroni, è uno dei protagonisti.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Il 5 marzo scorso è stata emessa la sentenza d’appello sui fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto a fine luglio 2001, durante la contestazione del G8 di Genova.
Bolzaneto, insieme alla Diaz e all’omicidio di Carlo Giuliani, è diventato uno dei simboli della violenza poliziesca e della sospensione dello stato di diritto che aveva caratterizzato Genova nei giorni 20 e 21 luglio 2001.
La sentenza della Corte d’Appello di Genova è sicuramente una notizia in parte positiva, perché riforma la sentenza di primo grado, che aveva assolto la maggior parte degli imputati, pur riconoscendo che nella caserma erano avvenuti degli abusi e delle violenze. Infatti, la sentenza d’appello ha accolto la tesi accusatoria e dichiarato “responsabili” tutti i 44 agenti e funzionari imputati (il 45esimo era nel frattempo deceduto), compreso, per prima volta, un ufficiale dell’Arma dei Carabinieri.
È stato quindi finalmente riconosciuto in un’aula di tribunale quanto denunciato sin dal primissimo minuto dal movimento. Cioè, a Bolzaneto la democrazia era stata sospesa ed è stata praticata la violenza e la tortura contro i fermati.
Tuttavia, in galera non ci andrà praticamente nessuno, anche se dovranno risarcire le parti civili, perché la maggior parte di quelli ritenuti “responsabili” –cioè, colpevoli- si è vista prosciogliere per avvenuta prescrizione.
Insomma, sono colpevoli, le denunce dei manifestanti fermati e del movimento erano fondate e veritiere, mentre le parole dei Ministri degli Interni erano false. Chissà se la certezza dell’avvenuta prescrizione ha contribuito a che i giudici potessero giudicare con maggiore autonomia...?
Insomma, tutti colpevoli e tutti liberi. E, soprattutto, stiamo ancora aspettando che qualche giudice trovi il coraggio di far rispondere i veri responsabili delle violenze di Genova, cioè i mandanti, che allora occupano poltrone di Ministri e facevano i capi della Polizia di Stato.
Comunque sia, se volete approfondire ulteriormente la vicenda processuale di Bolzaneto e tutti i processi legati al G8 del 2001 andate su www.processig8.org. Su quel sito potete scaricare anche il dispositivo della sentenza.
 
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L’hanno fatto! Il Consiglio dei Ministri si è riunito alle ore 21.00 di venerdì 5 marzo e dopo mezz’ora ha varato un decreto-legge che cambia le carte in tavola, con una “interpretazione” ad hoc della normativa in materia elettorale, che sana retroattivamente la situazione delle liste irregolari della destra. Cioè, riammette per decreto la lista provinciale del Pdl a Roma e quella presidenziale di Formigoni in Lombardia, nonostante fossero state presentate in palese violazione della legge elettorale.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il garante della legalità costituzionale (…), poco prima di mezzanotte, ha dato il via libera al decreto salva-liste, firmando il decreto-legge di Berlusconi.
Non ci sono parole per descrivere quello che sta accadendo. Stanno trascinando il paese verso una situazione da Repubblica di Weimar, con una crescente delegittimazione delle istituzioni democratiche, che apre la strada ad avventure di ogni tipo.
Non basta più la dilagante questione morale, ma ora fanno a pezzi persino le regole che governano le elezioni. Loro possono fare di tutto, anche fregarsene della legge elettorale, che al massimo vale per gli altri, ma non per loro.
Formigoni e Comunione e Liberazione governano la Lombardia da 15 anni e ora il “Celeste” si ripresenta tranquillamente per il quarto mandato consecutivo, anche se la legge italiana dice che più di due mandati non si possono fare. Peraltro, anche la più sfigata delle repubbliche presidenziali pone il limite dei due mandati. Ci sarà una ragione, o no? Ma qui nel Belpaese, chi se ne frega, tanto non succede nulla, aggiustiamo la legge, la “interpretiamo” a nostro piacimento, azzeriamo il contatore ecc. ecc.
E se poi, dopo quindici anni di ininterrotto governo della regione, non si ha nemmeno la decenza di presentare le firme debitamente autenticate, come dice la legge e come devono fare tutti gli altri, allora, ancora una volta, chi se ne frega. Che problema c’è? Faccio un decreto-legge, riscrivo retroattivamente le regole e voilà: la magia è fatta!
Ma forse non dobbiamo prendercela troppo con loro. In fondo, loro possono fare quello che vogliono perché noi li lasciamo fare, perché ci siamo seduti, perché ci siamo arresi. “Ed essi confidano nella nostra disperazione”, scriveva anni fa Heriberto Montano, un poeta salvadoregno. Appunto.
E allora muoviamoci, prima che sia troppo tardi.
Un primo appuntamento c’è da subito a Milano. Sabato 6 marzo, ore 12.00, davanti alla Prefettura di Milano, in corso Monforte 31.
E dopo, alle 14.00, davanti alla stazione Centrale, appuntamento per il No Razzismo Day.
Partecipate. E soprattutto reagite!
 
P.S. scritto di getto, a caldo, come si suole dire, cioè com’è venuto, a tarda ora, con tanta rabbia, ma anche con tanto cuore
 
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La Lega ha un concetto molto particolare della democrazia e della legalità. Anzi, ne ha un’idea eversiva dell’ordinamento democratico.
E così, quando un cittadino normale vuole partecipare a un concorso pubblico e viene escluso perché si è dimenticato, ad esempio, un certificato o una data, allora gli si dà del pirla e che si attacchi al tram. E più o meno la stessa cosa gli accade quando sbaglia qualche dettaglio nelle pratiche per l'indennità di disoccupazione.
Quando invece Formigoni si presenta con centinaia di firme non debitamente autenticate, allora le regole diventano all’improvviso “inutili questioni formali”, come dice Igor Iezzi, segretario provinciale della Lega di Milano, e si comincia addirittura ad inneggiare al mitra contro i giudici, come fa la Lega su facebook.
Sarebbe un bene che qualcuno intervenisse al più presto e soprattutto che ci fosse una svegliata dal basso, perché questa pretesa che la legge e le regole valgano soltanto per gli altri sta diventando francamente nauseante e pericolosa.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Stamattina hanno manifestato davanti al Pirellone i lavoratori di tutte le aziende del settore delle telecomunicazioni (Italtel, Nokia Siemens Network, Alcatel, ecc.), presenti sul territorio milanese. È la prima volta che questo accade e ciò è forse il segno più tangibile della gravità della crisi, che in Lombardia rischia di spazzare via un intero settore, peraltro tecnologicamente maturo e strategicamente importante.
Eppure, nemmeno questa volta il presidente e gli assessori si sono degnati di incontrare i lavoratori e i sindacati. Anzi, la richiesta di incontro, inviata il 2 marzo scorso da Fiom, Fim e Uilm e indirizzata a Formigoni e al sedicente “Assessore all’Industria, Piccola e Media Impresa”, Romano La Russa, non ha nemmeno ottenuto una risposta formale.
E così, stamattina gli oltre mille lavoratori, i sindacalisti e i molti sindaci presenti al corteo, si sono trovati davanti un Pirellone blindato e silente. Alla fine un incontro è stato improvvisato, con il solito dottor Matone, direttore dell’Agenzia regionale per il Lavoro, che ormai è costretto a coprire con una certa regolarità l’assenteismo della giunta, ma che non può fare altro che ascoltare, visto che di mestiere fa il tecnico e non il politico.
Insomma, Formigoni e La Russa hanno snobbato i lavoratori e, evidentemente, se ne strafregano della crisi di un intero settore economico.
Questo comportamento è inqualificabile in sé, ma è ancora più grave alla luce del fatto che la crisi del settore potrebbe essere contrastata, se soltanto ci fosse uno straccio di politica industriale. Cioè, se si iniziasse almeno ad intervenire contro le delocalizzazioni e per sbloccare i fondi per la banda larga. Ma tutto ciò non sembra interessare minimamente Formigoni e i suoi assessori.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Respinto il ricorso di Formigoni. La Corte d'appello di Milano ha confermato la non ammissione della lista “Per la Lombardia”, guidata da Roberto Formigoni. Conseguenza della decisione della Corte, contro cui il centrodestra ha già annunciato di volersi appellare al Tar, è che non si potranno presentare alle elezioni nemmeno le liste che lo sostengono, cioè quelle di Pdl e Lega Nord.
Nel frattempo, a Roma è stata confermata un’altra esclusione, cioè quella della lista di Roma del Pdl, presentata in ritardo sul tempi previsti dalla legge.
 
Qui di seguito la nostra dichiarazione a caldo dopo la notizia del rigetto del ricorso:
 
“Da parte nostra, auspichiamo vivamente che il centrodestra ora non perda la testa e che riesca a  mettere un freno ai suoi Ministri più nervosi, come quello alla Difesa, La Russa, che incurante del delicato ruolo che ricopre si era già in precedenza abbandonato a dichiarazioni inaccettabili.
Il rigetto del ricorso di Formigoni e la conseguente conferma dell’esclusione dalle regionali lombarde del candidato Presidente e di tutta la coalizione di centrodestra, salvo future decisioni diverse da parte della magistratura amministrativa, apre sicuramente uno scenario estremamente complesso, che richiederà la massima sensibilità democratica da parte di tutti.
Ma soprattutto richiede sensibilità democratica e rispetto delle regole da parte di chi ha combinato tutto questo pasticcio. Cioè, lo stesso centrodestra. Perché non c’è alternativa al rispetto delle regole democratiche, soprattutto a quelle che governano i processi elettorali.”
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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di lucmu (del 03/03/2010, in Politica, linkato 153 volte)
Comunque vada a finire la vicenda dei ricorsi, appare evidente che dietro la corazza dello strapotere di Berlusconi si sono aperte delle crepe molto profonde, che testimoniano che iniziata la fase senile del berlusconismo.
Proprio per questo è ancora più importante che i massimi dirigenti del Pdl e della Lega mantengano in questo frangente la calma e non ripropongano messaggi come quelli lanciati dalla pagine dei giornali da Ignazio La Russa. Insomma, è perlomeno inopportuno, se non preoccupante, che in un momento delicato come questo il Ministro della Difesa esclami “siamo pronti a tutto”.
L’unico responsabile dell’attuale situazione è il centrodestra stesso. Quindi, chi è causa del suo mal pianga se stesso.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Elezioni Regionali 2010 - Luciano Muhlbauer in Consiglio Regionale




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